Ambiente/ E tu, che impronta hai?

Arrivare a un personale punto “zero” dell’inquinamento è impossibile? Probabilmente sì, anche perché molti dei nostri consumi, soprattutto se viviamo in una città – che sia piccola, media o grande – , sono indipendenti dalla nostra volontà.  Il fatto però che sia impossibile non dovrebbe scoraggiare nessuno: ci sono molti modi per ridurre il nostro impatto ambientale, o quella che si chiama la nostra “impronta ecologica”.

Cos’è l’impronta ecologica? In sostanza è la traccia che lasciamo di noi sul pianeta, quella che segnala la nostra presenza in modo più o meno negativo. Immaginate di essere invitati a casa di amici. Arrivate con le scarpe sporche, mangiate caramelle buttando le carte a terra, fumate senza curarvi di aprire la finestra, al momento della cena rovesciate il vino sulla tovaglia e pretendete di ascoltare musica a tutto volume. Che ricordo avranno di voi i vostri amici, sempre ammesso che non preferiscano dimenticare la vostra venuta e cancellare il vostro numero di telefono dall’agendina? Ecco, il mondo in cui viviamo è la casa dei nostri amici e insieme la nostra. Cercare di lasciare un buon ricordo del nostro passaggio è il minimo che possiamo fare. Nelle attuali condizioni è diventato indispensabile.

——–> Leggi anche: Ökologicando, conferenza/dibattito il 26 Novembre 2019. 

Quali sono i modi migliori per ridurre il nostro impatto? Su temi che coinvolgono le scelte dei decisori politici non c’è quasi mai una opinione condivisa. C’è chi identifica il problema principale nel cambiamento climatico e chi lo identifica nell’inquinamento, c’è chi individua nelle scelte dei singoli la leva giusta per la tutela ambientale e chi invece guarda alle grosse industrie, c’è chi teorizza il marchio “km zero” e chi il marchio “schiavi zero“. Se cliccate sui link, vedrete la vastità delle discussioni e delle riflessioni. E ovviamente scegliere a cosa rinunciare (perché di questo si tratta nel mondo occidentale) dipende dalla propria storia e dalla propria sensibilità.

Se intanto volete capire a grosse linee quale sia il vostro contributo al consumo del pianeta, potete provare a usare uno dei tanti “calcolatori di impronta”. Non sono affatto strumenti scientifici, però si basano sulle più note ricerche di impatto ambientale. Alcuni sono tarati a livello globale (quindi sono i più imprecisi) altri studiati sulla realtà nazionale.  Vediamoli insieme:

 

 

https://www.footprintcalculator.org

Ha sicuramente uno dei più ricchi database, messo insieme con i dati forniti dalle diverse agenzie della Nazioni Unite e dalla Banca mondiale. Tra i suoi partner ci sono organizzazioni non governative, governi e industrie. Il test si basa su domande rispetto al consumo di prodotti animali, acquisto di prodotti sfusi, abitazione (materiali di costruzione, grandezza, numero di abitanti, efficienza energetica), uso di rinnovabili e quantità di rifiuti prodotta rispetto alla media. Si può entrare nei dettagli di ogni singola voce.

http://ecologicalfootprint.com/

Pensato per un pubblico britannico, si adatta comunque ad altri paesi industrializzati. Questionario molto semplice, con poche domande in una unica schermata. Questo calcolatore è una produzione del gruppo Anthetis, società britannica che si occupa di trovare soluzioni ecologiche per le aziende, senza tuttavia mettere in discussione il modello economico. Una loro filiale è presente anche in Germania, con sede a Francoforte.

 

https://www.nature.org/en-us/get-involved/how-to-help/carbon-footprint-calculator/

The Nature conservative è una organizzazione statunitense senza scopo di lucro, che ha come missione quella di acquistare terreni in pericolo e preservarli. Nel 2012 ha avviato una collaborazione con la Dow Chemicals, seconda multinazionale al mondo per la chimica. La Dow Chemicals, che nel 2001 si è fusa con la United Carbide (responsabile del disastro di Bophal, in India) è tra le 643 società che non rispettano, secondo la denuncia di Bund, le restrizioni del registro europeo delle sostanze chimiche (Reach). La società nel 2016 ha speso più di due milioni di euro in attività di lobbyng presso il parlamento europeo.

Al calcolatore dell’impronta di carbonio ci stanno ancora lavorando, ma nel frattempo offrono un simpatico quiz sul livello di inquinamento da plastica. Earth Day Network è l’organizzazione statunitense che nel 1970 ha inventato la prima “Giornata  della Terra”. Attualmente conta 75mila partner di diversi Paesi e circa un miliardo di aderenti.

https://www.wwf.ch/it/vivere-sostenibile/calcolatore-dell-impronta-ecologica

Dal sito svizzero del Wwf, in tre lingue (italiano, tedesco, francese). Tarato sulla Confederazione elvetica, si compone di 38 domande su cibo, casa, trasporti e misura il consumo di Co2 in termini di sacchetti di rifiuti da 35 litri. Per esempio, comprare al cento per cento frutta e verdura locale e di stagione corrisponde a 2 sacchetti, comprarne meno del 25 per cento corrisponde a 26 sacchetti.

https://calculator.carbonfootprint.com/calculator.aspx?lang=it

Spartano, diviso per temi, ideale per il lavaggio delle coscienze: offre l’opportunità di continuare a consumare quel che volete, basta che compensiate piantando alberi in Kenya o nel Regno Unito, oppure comprando certificati – uno dei più grandi errori (e scandali) del Protocollo di Kyoto.

Foto di copertina Iván Tamás da Pixabay

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