History in Fashion: tra ricami testuali, floreali e costellazioni – Intervista ad Alessandra Donnarumma

Il 20 novembre 2019 il GRASSI Museum für Angewandte Kunst ha inaugurato la mostra “History in Fashion”, voluta dalla curatrice delle collezioni di tessuti (Textilsammlungen) del museo, Stefanie Seeberg. La mostra History in Fashion si snoda per aree tematiche all’interno di una fascia temporale di millecinquecento anni. Il filo conduttore è il ricamo, una tecnica artistica che si muove tra il dipinto e le arti plastiche, in cui segno e ornamento vengono portati sul tessuto con diversi materiali e tecniche. Entrare in queste sale significa lasciarsi guidare da suggestioni ed emozioni mentre si passeggia tra oggetti di moda e altri di espressione artistica, anche umoristica. Non manca lo spazio per temi molto attuali quali questioni di genere, globalizzazione e sostenibilità.

Vi abbiamo già parlato della mostra attraverso una delle realizzatrici, Carola Berriola. Oggi vogliamo raccontarvi della mostra attraverso gli occhi di un’artista la cui opera, “Mondi paralleli. The other side of the Sky”, rientra nel percorso di History in Fashion. Alessandra Donnarumma, laureata in Grafica d’Arte, si è specializzata in tecniche dell’incisione diretta, approfondendo in particolare le primissime di derivazione orafa medievale, come opus mallei e bulino. Durante gli anni dell’Accademia ha lavorato assiduamente al fianco del suo Maestro Aniello Scotto, dove ha potuto vivere l’atmosfera di una “bottega medievale”. Il lavoro quotidiano di laboratorio ha alimentato l’amore per questa antica arte. Tuttora, fedeli strumenti del suo fare arte sono bulini, punzoni e martelli da cesello.

La mostra è dedicata al ricamo come forma di espressione artistica e di libertà creativa. Alessandra è un’artista incisore. Come approcciarsi a un’arte così lontana dalla propria? Il percorso artistico e personale che ha portato alla creazione di “Mondi paralleli” ha i suoi fondamenti nel passato di Alessandra. “L’amore per la grafica d’arte, ed in particolare il lasso di tempo in cui il sapere e la maestria dell’orafo entrano a far parte del nascente mondo dell’incisione, orgoglioso della sua capacità di riproduzione seriale di un’immagine, mi ha spinto a ripercorrere a ritroso quel percorso al di là delle Alpi, già noto a maestri del tempo come Dürer. D’altra parte una grande curiosità di fondo nei confronti dell’arte grafica centro-europea mi ha portata sino a Lipsia. Qui sono stata per un anno studente ospite presso la Hochschule für Grafik und Buchkunst di Lipsia dove ho avuto l’opportunità di approfondire il tema dell’installazione con la Prof.ssa Alba d’Urbano. Avevo in mente già da molto tempo di lavorare ad un’installazione e di approcciarmi al concetto di spazio senza però perdere le tracce della mia origine da incisore. L’incontro con Alba è stata una felice esperienza, capitata ad hoc in un periodo di passaggio della mia vita: mi ha aiutato a riflettere e a crescere molto. Il lavoro per creare quest’opera si è sviluppato in due direzioni, per l’appunto, parallele: la prima riguarda i materiali e la loro preziosità in quanto vissuti, la seconda ripropone una dimensione intima in relazione al concetto di migrazione. L’installazione è in effetti un racconto dello spazio, visto con gli occhi ed il cuore di un incisore”.

Alessandra ha fisicamente cucito insieme in quest’opera i materiali di scarto del suo laboratorio e vi ha ricamato sopra il suo messaggio. Ero curiosa di sapere se ci fosse un ricordo preciso rispetto alla concezione dell’opera, ma lei mi risponde che è come se quest’idea ci fosse da sempre.

“Per quasi 10 anni il laboratorio di grafica del mio Maestro all’Accademia di Napoli è stato praticamente casa mia. È stata un’esperienza molto profonda che porterò sempre nel cuore. Ed è proprio lì che è cominciato tutto. Il laboratorio d’incisione non è un luogo qualunque: è una fucina ardente intrisa di odori e suoni, è il posto dove le idee prendono forma e vita su carta, è sala parto e croce rossa. Senza fatica non avrai mai nessun risultato. È un’alchimia davvero singolare. Tornando all’opera, difficilmente butto via le cose del laboratorio. Qualcosa, per esempio, mi diceva di non buttare le tarlatane (i tessuti utilizzati per pulire le matrici calcografiche in fase di stampa, Wischgaze in tedesco). È la loro storia, il loro utilizzo, il colore di cui sono intrise, che le rende così affascinanti. In qualche modo è attraverso il loro vissuto che racconto il mio. Nonostante il desiderio di partire, il primo anno in Germania per me è stato emotivamente molto difficile. È capitato spesso che restassi per ore a contemplare il cielo stellato. Avevo la sensazione che qui il cielo fosse più vicino all’uomo. Quest’immagine buia, ma in qualche modo rassicurante, mi è rimasta impressa”.

Ed è proprio questo che Alessandra ha rappresentato in “Mondi paralleli”: ha cucito le tarlatane formando un unico tessuto che rappresenta il cielo. È il parallelismo tra il cielo visibile dall’Italia e quello visibile dalla Germania in una condizione spazio/tempo che rappresenta un luogo altro. I materiali fondamentali dell’opera sono le tarlatane e centinaia di paillettes realizzate una ad una, riutilizzando scarti di rame ribattuti a mano sino a renderli piatti, ed infine sono stati lustrati.

Alessandra Donnarumma, Mondi Paralleli, The other side of the sky (2019) al Museum für Angewandte Kunst di Lipsia

La mostra presenta lavori modesti, altri sfarzosi fino a quelli opulenti, ma tra i temi si ritrova anche il riciclo. “Il mio lavoro si inserisce a ponte tra le due tematiche: da una parte l’applicazione dell’oggetto prezioso, che in questo caso è la paillette, e dall’altra il concetto del riciclo. Non a caso, la curatrice ha scelto di esporre l’opera nel mezzo della mostra, a chiudere un tema ed aprirne un altro. L’opera riprende la tradizione antica in chiave moderna dal punto di vista contemporaneo. Questa è la Herausforderung (la sfida)”.

Qual è la visione della mostra dal punto di vista di un incisore? “Il concetto di antico e moderno si combinano in maniera interessante nella mostra. Quello che mi appartiene di più è la visione sotto la lente d’ingrandimento del mestiere. Il lavoro del ricamo è un lavoro dettagliato, di pazienza, di precisione, cose che si ritrovano anche nel laboratorio d’incisione. Nel ricamo rivedo il lavoro lungo, meditativo ed accurato che produce qualcosa di prezioso e raffinato.”

Come si svilupperà il percorso artistico di Alessandra e se paillettes e ricamo ne faranno ancora parte non lo sappiamo, ma ci lasciamo stupire dai suoi futuri lavori, dalle incisioni a eventuali installazioni a seguire Mondi Paralleli e la sua opera gemella, esposta a Palermo, a Palazzo Ziino, in occasione della mostra collettiva Palindromes, or the imagninary border. Un progetto ideato da Serena Giordano (artista e docente presso l’Accademia di Venezia) e curato da Alba d’Urbano (Accademia di Lipsia), Emilia Valenza e Rosa Persico (Accademia di Palermo) conclusasi qualche giorno fa. La mostra ha messo a confronto il lavoro degli studenti dell’Accademia di Palermo con quelli di Lipsia sul tema del confine immaginario. 

 

 

 

Foto:
– In copertina: pluviale (Chormantel), 18./19. Jh., farbige Seidenstickerei auf blauem Seidendamast. Credits: Esther Hoyer (Pressebild von Grassimak.de)
– Alessandra Donnarumma. Credits: Aniello Barone
– Mondi Paralleli, Credits: GRASSI Museum für Angewandte Kunst Leipzig, Alessandra Donnarumma. Ph. mit freundlicher Genehmigung von Gabriele Fantoni

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