M&M, un duo per l’Europa

Economia, ambiente, tecnologia, sanità. E ancora sovranità e indipendenza. La presidenza di turno tedesca del Consiglio Ue promette di restituire centralità e unità all’Unione europea. Con l’indispensabile appoggio di Macron. 

di Mavi Caporali

Dal 1° luglio  la Germania ha assunto la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, incarico che ogni sei mesi, a rotazione, spetta a uno degli Stati membri. L’ultima presidenza tedesca risaliva al 2007 e anche allora c’era Angela Merkel. Ma, 13 anni dopo, le prospettive e gli impegni sono completamente diversi. Non solo per la crisi dovuta al Corona-virus (che sarà inevitabilmente uno dei temi centrali e che ha spazzato via l’agenda precedentemente stilata) ma anche per la differente visione strategica della Cancelliera, che nel 2007 era ancora un politico in ascesa e che ora invece si appresta a chiudere la propria carriera.

Questo, dicono alcuni commentatori tedeschi, le offrirà forse l’occasione per avere maggiori margini di libertà, non dovendo “monetizzare” consenso da spendere alle prossime elezioni. Nello stesso tempo però questo impedisce una visione di più lungo termine, non potendo contare né in patria né in Europa su validi successori.

In particolare l’asse con Parigi, su cui si è retta molta della politica europeista della Merkel, è diventato più fragile con la continua perdita di consenso del presidente Macron. Le ultime elezioni legislative in Francia – si sono eletti i sindaci di molte importanti città – hanno evidenziato la scarsa fiducia degli elettori nel partito di Macron mentre i sondaggi danno al presidente un gradimento estremamente basso. L’ultimo, realizzato da Ifop (Institut français d’opinion publique) segna appena il 38 per cento di consensi per la sua azione, di molto inferiore a quella del suo primo ministro Philippe.

Eppure Macron resta il solo alleato su cui sembra poter contare la Cancelliera. Anche se nella formulazione prevista dal Trattato di Lisbona la presidenza a rotazione è gestita lungo l’asse di tre semestri (quindi la Germania avrà come partner di lungo termine Portogallo e Slovenia), la Francia è il solo Paese a condividere con Berlino una visione rigorosa ma non populista dell’Europa.

Lo ha dimostrato ancora una volta l’ultimo vertice bilaterale che si è tenuto il 29 giugno scorso a Meseberg, quando i due presidenti hanno ribadito le posizioni “morbide” sugli aiuti economici post-pandemia, confermando il piano di rilancio – con un pacchetto di sovvenzioni da 500 miliardi di euro – presentato a maggio.

Forse non è un caso che il vertice di Meseberg si sia svolto nello stesso giorno in cui veniva ufficialmente presentato il programma per i 18 mesi a venire, siglato congiuntamente da Germania, Portogallo e Slovenia. Non è un caso nemmeno la località: lì, nel castello a disposizione del governo tedesco, due anni fa – era il 19 giugno 2018 – Merkel e Macron annunciarono quella che è nota come la “Dichiarazione di Meseberg , un programma comune per il rinnovamento dell’Unione europea il cui nucleo centrale poggiava e poggia su temi economici, tra cui il Meccanismo europeo di stabilità. Molti di quei punti oggi sono agenda comune dell’Unione europea e altri lo dovranno dventare, nonostante la mutata situazione.

“Viviamo in un momento serio”, ha detto Merkel nella conferenza stampa dopo il vertice bilaterale, ricordando quanto avvenuto negli ultimi due anni. “Quando ci siamo incontrati all’epoca, le circostanze erano relativamente gestibili e facili, considerando le sfide che ci attendono ora”, ha spiegato. Questa che stiamo vivendo è invece la peggior crisi economica “da decenni”, forse la peggiore mai vista. E questa considerazione porta alla necessità di una guida in qualche modo unitaria: come ha ribadito la Cancelliera al termine dell’incontro con Macron, “sappiamo benissimo che se la Francia e la Germania sono d’accordo questo non vuol dire che l’Europa sia unita, ma quando Francia e Germania sono in disaccordo, non ci può essere unità in Europa”.

E dunque il semestre di presidenza tedesca del Consiglio dell’Unione europea poggerà sugli stessi assi della dichiarazione di Meseberg nonché di quest’ultimo vertice bilaterale. Basta confrontare il documento delle tre presidenze con quello del vertice per notare i punti comuni, anche nelle notazioni politiche – in particolare contro i Paesi che hanno profittato della pandemia per tornare indietro sullo stato di diritto e sulle libertà civili.

Nei prossimi mesi, viene detto nel documento, l’infezione da Covid19 sarà al centro dell’azione, sia in termini sanitari che finanziari. Da un lato l’Unione europea deve dotarsi di una sua autonomia e indipendenza medica e farmacologica, che si tratti di attrezzature o di medicine. Dall’altro dovrà usare tutti gli strumenti finanziari a disposizione per accompagnare la crisi economica che è già in atto, dal sostegno all’occupazione al welfare state per gli inoccupati. Si tratta, scrivono “del più grande choc economico della storia dell’Unione europea. Per questo ora bisogna rimettere in piedi l’economia negli Stati membri il più rapidamente possibile, senza ripetere gli errori del passato o gli eccessi della mondializzazione”.

Il testo delle tre presidenze è un lungo elenco di priorità: alcune trovano ampio spazio, altre solo poche righe – per esempio il rapporto con i Paesi africani o con i Balcani. Quanto ai primi sei mesi, cioè alla presidenza tedesca, queste sono le aree indicate come prioritarie:

  • superare la crisi del coronavirus a lungo termine nonché la ripresa economica
  • un’Europa più forte e più innovativa
  • un’Europa giusta e sostenibile
  • un’Europa di sicurezza e valori comuni
  • un’Europa forte nel mondo

Nelle poco più di 6 pagine di programma questi temi sono declinati con maggiore ampiezza e riflettono una visione che da tempo la Germania porta avanti. Perché questo è un programma che ha la sua ragion d’essere non a Bruxelles ma a Berlino. “Agiamo nel nostro interesse”, ha detto Merkel. “È nell’interesse della Germania avere un mercato unico forte, che l’Unione diventi sempre più unita e che non si sfaldi. Quel che va bene per l’Europa era e resta buono per noi”. Che si tratti dell’emigrazione, che continua a essere vista come un “problema urgente” che deve trovare soluzione nella “riforma del diritto comune di asilo”, tema su cui anche la Francia concorda. O che si tratti dell’economia, con la Germania che spingerà, nel vertice europeo del 17 e 18 luglio, per far approvare il pacchetto da 750 miliardi di euro proposto da Ursula von der Leyen, oggi presidente della Commissione Ue ma in passato più volte ministro sotto il cancelleriato di Angel Merkel.

Potrebbe non riuscirci? Si, potrebbe. “Motore e moderatore dell’Europa”, ha definito il ministro degli Esteri Heiko Maas la presidenza tedesca della Ue. Il vertice di luglio sarà il tempo della moderazione. Ma il clou della presidenza tedesca non sarà in quel momento. Piuttosto tutto si gioca più avanti, nel grande appuntamento – in autunno – della Conferenza europea proposta ancora una volta congiuntamente con Macron. Quello sarà il vero momento di “rifondazione dell’Europa”, il va o la spacca su cui punta Angela Merkel. Quando davvero accenderà il motore.

foto di copertina @bundestag

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