Coronavirus, restrizioni per l’inverno?

Oggi alle 14 inizierà la riunione tra la Cancelliera Angela Merkel e i Ministerpräsident dei diversi Länder per decidere le nuove normative di contrasto alla pandemia da Covi19. Nelle bozze circolate si parla di limitazioni al numero di partecipanti ad eventi pubblici a anche privati (per i quali si ipotizza un numero massimo di dieci persone), multe per chi fornisce false generalità nei bar, nei ristoranti e in tutti gli altri luoghi che prevedono un tracciamento delle presenze, e un limite anche alla vendita di alcolici laddove ci sia una situazione a rischio. Soprattutto si cerca di ottenere misure il più possibili uniformi tra le diverse regioni, ma non sembra una prospettiva facilmente raggiungibile anche per il diverso grado di diffusione del virus.

Allo stato attuale, secondo le ultime informazioni diffuse ieri dal Robert Koch Institut, ci sono 14,5 nuove infezioni nell’arco di 7 giorni ogni centomila abitanti, ben al di sotto della soglia di 50 ogni centomila, sopra la quale già l’attuale normativa prevede misure restrittive. Tale soglia è superata solo in tre distretti: Hamm (NWR, 98,3/100mila), Remscheld (NWR, 65,8/100mila) e Dingolfing-Landua (Bayern, 57,2/100mila). In Sassonia l’incidenza è di 8,4/100mila, più o meno costante nelle ultime settimane. Dieci giorni fa Christoph Lübbert, capo della Divisione di Medicina Infettiva e Tropicale presso la Clinica Universitaria e primario di Malattie Infettive e Medicina Tropicale al St. Georg, spiegava in una intervista rilasciata al quotidiano Lvz come la situazione a Lipsia fosse, tutto sommato, abbastanza tranquilla. “Dall’inizio dell’ondata di ritorno”, ha detto Lübbert, “abbiamo avuto circa 25 pazienti, ma mai più di cinque contemporaneamente. Attualmente ci sono cinque pazienti Covid-19 ma nessuno si trova nell’unità di terapia intensiva”.

Secondo il professore, uno dei motivi è che gli attuali ammalati sono persone molto più giovani rispetto a marzo o aprile, dunque “di solito così in forma da non dover andare in ospedale”. Questo non vuol dire che i giovani non corrano rischi, in particolare se sono in sovrappeso o hanno precedenti malattie. Ma, considerato i progressi fatti nel comprendere quali siano le cure più efficaci, si può affrontare, secondo il medico, l’inverno senza angoscia. “Cercare di non suscitare paura, ma mantenere attenzione per la malattia”.

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Un approccio indubbiamente rassicurante, quello di Lübbert.  Ma è un approccio valido a Lipsia, dove i numeri sono come visto relativamente bassi, o può essere applicato ovunque? Se si confrontano le parole di Lübbert con quelle di Christian Drosten, virologo della Charité, noto al pubblico per essere spesso apparso al fianco di Merkel o del ministro della salute Jens Spahn, il dubbio viene. A Berlino, dove lavora Drosten, la situazione non è così rosea: la capitale tedesca è al primo posto per numero di nuove infezioni, anche se nel complesso l’incidenza rimane bassa. Ma ci sono quartieri dove “soglia 50” è stata superata. “Dobbiamo guardare a quello che succede altrove e prevenire”, spiega Drosten in una intervista al Tagesspiegel. In merito alle critiche alle misure adottate in assenza di una situazione esplosiva e alle manifestazioni di protesta, Drosten è chiaro: “Critica corretta ma anche banale. Attualmente i numeri non giustificherebbero nessuna misura drastica. Ma non siamo preoccupati per questa settimana, ma anche per novembre e febbraio. Dobbiamo pensare al futuro, altrimenti ad un certo punto sarà troppo tardi”.

Per adesso il futuro è ancora nella formula AHA: Abstand, Hygiene, Alltagsmasken. Ma da domani potrebbero aggiungersi altre lettere, come prevede la bozza di accordo: “L” come Lüften, ventilazione, e “C” come Corona-Warn-App. Ma quest’ultimo punto sarà il più difficile da far passare.

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