Sassonia, presto un nuovo decreto. La salute diventa (anche) un problema economico

Tra pochi giorni verranno annunciate le nuove misure in Sassonia, ma intanto dalla conferenza tra la Cancelliera e i Ministerpräsidenten arriva un avvertimento: un nuovo lockdown non sarebbe finanziariamente sostenibile.

di Mavi Caporali

In attesa di una decisione a livello federale che arriverà solo l’8 novembre, la Sassonia ha deciso: nessun “divieto di alloggio” nel Land, anzi di nuovo via libera dal 17 ottobre all’accoglienza dei viaggiatori, fatto salvo il consiglio di sottoporsi al tampone per chi proviene da aree considerate a rischio all’interno della Germania (che diventa un obbligo per chi proviene da aree a rischio estere). Ma nello stesso tempo si preannunciano maggiori restrizioni nelle zone interne maggiormente colpite dal Corona-virus e spunta l’ipotesi di un ampliamento dei luoghi in cui sarà obbligatorio indossare la mascherina. Nella conferenza stampa seguita alla riunione di gabinetto del 15 ottobre 2020, il Ministerpräsident Michael Kretschmer ha chiarito quali saranno le nuove linee guida dello Stato sassone, a poco più di quindici giorni dalla scadenza dell’attuale ordinanza.

———> Classificazione delle aree a rischio per il Rki: dal 17 ottobre anche Liguria e Campania

E proprio questa è la prima novità: le nuove norme scatteranno prima del 2 novembre, segno di una preoccupazione per quanto sta accadendo in alcune zone della Sassonia, in particolare nel distretto dei Monti Metalliferi. Martedì (13 ottobre) l’Erzgebirge è stato ufficialmente dichiarato zona a rischio, anche se il Robert Koch Institut non lo ha ancora inserito nella sua lista. Ma dopo il superamento, per sette giorni consecutivi, della soglia di 50 infezioni ogni centomila abitanti, le autorità della Sassonia hanno deciso per una stretta. Il giorno dopo analoga situazione si è presentata a Zwickau, dove il governo cittadino ha deciso per l’adozione di misure più restrittive.

Ora la soglia standard sta scendendo: è 35 il nuovo limite oltre il quale far scattare norme più rigide, in particolare per quello che riguarda gli eventi pubblici e privati. Il governo sassone ancora non ha deciso come procedere, ma le domande dei giornalisti presenti alla conferenza hanno chiarito alcuni dubbi. Ci sarà un limite per le feste private (con un massimo di 25 partecipanti) e per gli eventi pubblici, anche se per adesso non sono state prese decisioni per quello che riguarda i vari mercatini di Natale regionali. Kretschmer ha detto che spera di poterli confermare, ma che tutto – come ovvio – dipenderà dall’andamento delle infezioni. Ma alcune indicazioni sul tema si possono trarre dalle altre misure annunciate, come la probabile chiusura di ristoranti e pub alle 23.00 in caso di aumento dei contagi.

Eppure nel complesso la Sassonia è una delle regioni a minor rischio, con un indice di 26,3 nuove infezioni ogni 100mila abitanti. La Germania, considerando tutti gli Stati federali, arriva a poco più: 34,1 ogni 100mila abitanti negli ultimi 7 giorni, con un numero di decessi dall’inizio della pandemia pari a 9.710. Ma le grandi differenze tra aree geografiche non consentono di sentirsi sicuri, dato anche l’alto numero di spostamenti tra Land e Land, in particolare nel periodo delle vacanze autunnali (che in Sassonia comincia dal prossimo lunedì).

 

E’ anche per questo che Angela Merkel avrebbe voluto qualcosa di più dalla Conferenza con i Ministerpräsidenten del 13 ottobre scorso. La Cancelliera ha definito il momento attuale come “storico”, per le sfide sanitarie ed economiche che comporta: “Non possiamo permetterci un secondo blocco”, ha detto. Per questo, meglio rinunciare a qualcosa adesso che a tutto poi. “Dobbiamo partecipare tutti” a questo sforzo, ha sottolineato Merkel. Perché quello che fa bene al nostro sistema sanitario, ha detto ancora, “fa bene anche alla nostra economia”. Concetto molto semplice, in fin dei conti: non ci sono abbastanza soldi per reggere un nuovo lockdown, a meno di non rinunciare al sostegno finanziario finora dato a singoli e imprese. Una nuova chiusura, in sostanza, potrebbe non essere supportata di risorse economiche.

Su questo è stato ancora più chiaro il Ministerpräsident della Baviera (e presidente dei Länder) Markus Söder: “Se dovesse verificarsi un secondo blocco, vorrebbe dire il danno più significativo per la Germania, metterebbe in serio pericolo la prosperità del nostro Paese e causerebbe danni permanenti per la prossima generazione, per le scuole e gli studenti, per i bambini e gli asili nido”. Di valutare con equilibrio i pro e i contro di un lockdown ne parla anche lo stesso Robert Koch Institut, in un documento diffuso ieri e relativo alla maniera di affrontare il virus; sulla scuola, per esempio, l’invito è a “mantenere aperte le istituzioni educative“, come recita il titolo del paragrafo: “Le istituzioni educative come le scuole e gli asili nido sono una parte essenziale della vita pubblica. L’evidenza sull’impatto preciso delle scuole e degli asili nido sulla pandemia è eterogenea, ma mostra chiaramente che le istituzioni educative sono uno dei luoghi che hanno un ruolo nel processo di infezione. Allo stesso tempo, le scuole e gli asili nido sono fondamentali per lo sviluppo, l’istruzione e la socializzazione di bambini e adolescenti, nonché per consentire ai genitori di svolgere le loro attività professionali”. Analoghe considerazioni sui pro e contro sono fatte sul trasporto pubblico, sulla socialità, sul lavoro. Con un obiettivo, contenuto nella premessa: “il processo di infezione può essere controllato in modo tale da evitare sofferenze e morti umane senza arrestare la vita sociale ed economica”.

 Approfondimenti:

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