Corona, la destra ci riprova. Lipsia domani in piazza.

Manifestazione nazionale di Querdenken sabato 7 novembre a Lipsia.  Gli organizzatori hanno chiesto il permesso per 20mila persone, la città ne ha accordate 16mila. Ma fuori dal centro. Massiccia mobilitazione contro l’arrivo degli estremisti neonazi che hanno annunciato la loro presenza. 

di Paola Mirenda

aggiornamento alle ore 20 del 6.11.2020 : il Tribunale amministrativo di Lipsia ha rigettato il ricorso, (qui il pdf della decisione) la manifestazione si terrà a Neue Messe.  Presentata altra istanza al Tribunale amministrativo della Sassonia.

aggiornamento ore 10 del 07.11.2020: Il Tribunale di Bautzen ha concesso nella notte l’autorizzazione alla manifestazione in Augustusplatz. Non si conoscono ancora le motivazioni della sentenza. Il sindaco di Lipsia si è detto “preoccupato” per una decisione che giudica “incomprensibile”. “La rispetteremo”, ha detto, “ma la questione che ne deriva è assolutamente da risolvere nel nostro Paese.”. 

I primi partecipanti potrebbero arrivare già stasera, se troveranno un posto dove dormire. E domani vorrebbero dare vita, nelle intenzioni, a una grande manifestazione a Lipsia sotto l’egida di Querdenken, il “pensiero laterale” che da Stoccarda si è esteso lungo la Germania. Un “pensiero” che contesta le misure gegen Corona, che grida al furto della Costituzione, che rivendica il diritto di girare senza mascherina e di non avere limitazioni agli spostamenti dentro lo Stato, né al di fuori di esso. Insieme a tutto questo mette le peggiori tesi complottiste, cita il dominio ebraico sul pianeta, accusa il governo (e i governi di tutto il mondo) di dittatura sanitaria, rispolvera vecchie parole d’ordine di tempi diversi.

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Dicono che saranno in ventimila – provenienti da tutta la Germania – sabato 7 novembre ad Augustusplatz, non a caso in una data simbolo e in un luogo simbolo, quello della rivolta pacifica del novembre 1989. L’intenzione è quella di percorrere, esattamente come allora, il Ring cittadino, l’anello di strada che circonda il centro della città. L’autorizzazione al percorso previsto è stata però negata dall’amministrazione cittadina, che invece ha concesso lo spiazzo dell’enorme parcheggio di Neue Messe, in grado di accogliere un elevato numero di dimostranti in ottemperanza alle regole sul distanziamento. Tuttavia l’ultima parola spetta al Tribunale, cui si sono rivolti gli organizzatori.

Uno di loro è Michael Ballweg, tra i fondatori del movimento Querdenken, che è uno dei 14 candidati sindaco della città di Stoccarda alle elezioni del prossimo 8 novembre, il giorno dopo la manifestazione nazionale. Ma spicca soprattutto Christoph Wonneberger, ex pastore evangelico, considerato uno degli iniziatori delle Montagsdemo del 1989, insignito di numerosi premi e riconoscimenti per la sua attività in tema di diritti umani. In una intervista di un mese fa al settimanale Die Zeit, Wonnerberger difende la sua partecipazione in nome della libertà, ma cita tuttavia alcuni dei cavalli di battaglia delle tesi cospirazioniste, tra cui la presenza di Bill Gates come maggiore finanziatore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La presenza di Wonneberger è utile a legittimare il motto che accompagna la convocazione della manifestazione: “Die zweite freundlich (R)Evolution”, si legge sulla pagina di Bewegung Leipzig, l’associazione che ha contribuito a organizzare l’evento. La seconda rivoluzione pacifica, dopo quella appunto dell’89, ed è una foto dell’epoca che illustra il manifesto di convocazione. Del resto lo slogan simbolo di quell’anno, “Wir sind das Volk”, risuona da tempo in tutte le demo. Il video realizzato per l’appuntamento di Lipsia monta in parallelo le immagini di allora con le manifestazioni di quest’anno a Berlino, Stoccarda, Hannover. “Insieme ripetiamo la Storia”, è l’invito.

L’equiparazione ha irritato molti protagonisti della Friedliche Revolution, che già dalla scorsa primavera hanno preso le distanze da chi vuole usare la loro storica battaglia come passepartout per una rivolta che sembra, agli occhi dei più, completamente diversa. “Chiamare questo la rivoluzione pacifica 2.0 è una infame banalizzazione del coraggio e dei sacrifici che hanno fatto le persone che erano lì“, ha spiegato a Lvz Uwe Schwabe, uno dei protagonisti di allora, amico a suo tempo anche di Wonneberg. Non è certo la prima volta che gli slogan dell’89 sono presi in prestito da movimenti che poco c’entrano con le lotte per cambiare la DDR. Ci aveva già pensato al suo apparire Pegida, il movimento anti-islamico di estrema destra, a riprendere il Wir sind das Volk per guadagnare consensi, contrapponendo il “noi, Ossi” alla politica di integrazione del governo federale. Stavolta c’è comunque una novità: a margine del manifesto di convocazione compare la scritta “Jegliche Form von Extremismus und Gewalt lehnen wir ab. Wir bitten, auf Reichsfahnen zu verzichten”. Niente bandiere del Reich, quelle che sono solite sventolare gli estremisti di destra (i Reichsbürger, appunto) a tutte le manifestazioni a cui hanno partecipato. L’invito suona ipocrita: non c’è un divieto a una partecipazione fascista, solo il consiglio di non farsi troppo notare.

Leipzig0711

Gli estremisti di destra, che vanno dai sostenitori di AfD fino ai neonazi, si stanno comunque organizzando per partecipare alla giornata di sabato, sia all’interno della manifestazione di Querdenken sia con iniziative collaterali. L’occasione è per loro importante: Lipsia è considerata la “città rossa” della Sassonia, dove AfD non riesce a sfondare e dove i movimenti estremisti che hanno provato a prendere piede hanno avuto destini non felici. Secondo la polizia di Lipsia, per la giornata di sabato sono state chieste ben 27 manifestazioni/raduni. Una ventina sono quelle riconducibili allo spettro dell’estrema destra. Ci sarà Michael Stürzenberger, già attivista di Pegida e fondatore del movimento populista di destra Pax Europa, movimento dichiaratamente antislamico; ci saranno gli estremisti neonazi di ProChemnitz; ci saranno le frange giovanili dell’Npd. Minacce sono già arrivate attraverso comunicati anonimi diretti alle “zecche rosse” e con “avvisi” come quello indirizzato al giornalista di Kreuzer Aiko Kempen, che lo ha pubblicato sul suo account twitter.

Il portavoce della polizia di Lipsia, Olaf Hoppe, ha detto di aver chiesto rinforzi agli altri Stati e alla polizia federale. Secondo il comunicato di Polizei Sachsen, i controlli inizieranno già da stasera, a partire dalla manifestazione (organizzata nello stesso ambito di Querdenken) indetta alle 18 a Marktplatz. Si prevede per sabato un massiccio intervento da parte delle forze dell’ordine, che però stanno mettendo sullo stesso livello – come “problema di ordine pubblico” – le manifestazioni dell’estrema destra e le contromanifestazioni che sono state organizzate da diversi settori della città.

In primo piano, a contrastare l’onda di personaggi discutibili che si preparara a “conquistare” Lipsia, ci sono gli attivisti di Leipzig nimmt Platz, che hanno organizzato una manifestazione proprio ad Augustusplatz alle 13, cioè nel luogo e nell’ora inizialmente previsti per i manifestanti di Querdenken. In un comunicato del 5 novembre Leipzig nimmt Platz ricorda come sin dall’inizio loro stessi abbiano espresso critiche alle misure prese dal governo locale e nazionale, ma sempre nell’ottica “della solidarietà e della ragione”. Quello che non è accettabile è invece la composizione politica di queste mobilitazioni gegen Corona: “Fin dall’inizio”, scrivono, “cittadini del Reich e partiti e gruppi nazionali di destra hanno preso parte a queste proteste. Non c’è mai stata una distanza credibile da parte di Nicht ohne uns, BewegungLeipzig, Querdenken o degli altri organizzatori delle manifestazioni. Ma chiunque faccia causa comune con i gruppi neonazisti si pone al di fuori di un discorso della società civile, per quanto necessarie o corrette possano essere le preoccupazioni individuali”.

Contro chi rischia di protestare “con le persone sbagliate per ragioni giuste” si mobilita anche Prisma, organizzazione nata nel 2012, che non si esime da critiche alla gestione della pandemia – per esempio, ai privilegi concessi alle grandi industrie – ma si ribella alla presenza sempre più ampia dell’estrema destra che punta a strumentalizzare il legittimo disagio sociale. L’appuntamento con loro è Wilheim Leuschner Platz, sempre alle 13.

Si dissociano dalle parole d’ordine della manifestazione anche i docenti dell’Università di Lipsia e gli istituti a essa collegati. Con un comunicato sul sito dell’Università, ricordano come “le false informazioni, le mezze verità e le teorie del complotto fanno danni enormi alla nostra società.(…) Preoccupazioni e bisogni comprensibili”, aggiungono, “vengono sfruttati e c’è chi sta chiaramente lottando per la loro radicalizzazione”.

C’è poi chi scenderà in piazza dal lato dell’ironia, come fa Die Partei, che sostiene che l’obbligo della maschera è una grande opportunità.

Masken sind Freiheit! Die Freiheit, unerkannt einen Einkaufswagen aufs Connewitzer Kreuz zu schieben. Die Freiheit, sich nicht ungefragt ins Gesicht spucken lassen zu müssen. Oder die Freiheit, die Alten und Kranken vor einem Stück rumflatternden Erbgut zu schützen” (dalla pagina facebook di Die Partei. La foto fa parte della campagna di Leipzig nimmt Platz).

Se non fossero abbastanza le prese di posizione politiche contro la demo di domani, ci sono poi i problemi burocratici che potrebbero affliggere i manifestanti. Oltre al già citato divieto di manifestare in corteo (facilmente aggirabile, visto i luoghi in cui le organizzazioni collegate hanno organizzato le manifestazioni collaterali) c’è il tema del pernottamento a tenere vive le discussioni all’interno di Bewegung Leipzig. Le nuove normative non permettono agli hotel di ospitare turisti, ma solo viaggiatori per affari non procastinabili. La catena alberghiera MotelOne, che aveva accettato le prenotazioni di diversi partecipanti, è stata costretta a disdire le camere. La direzione centrale di Monaco ha deciso, per questo finesettimana, di chiudere completamente i tre suoi hotel in città, onde evitare pericolosi scivoloni – sul piano mediatico ma anche di sicurezza. Su Telegram è stato così attivato un canale dove chiedere e offrire ospitalità, ma soprattutto scambiarsi consigli su come aggirare il divieto. Gli iscritti al canale sono circa 1500: perlopiù gente che cerca, ma ci sono decine di persone che offrono una stanza in privato. Gli amministratori del gruppo avvertono di prestare attenzione ai falsi annunci, ma soprattutto si raccomandano: “non mettete qui nomi di alberghi, altrimenti succede come al MotelOne!”

Tra chi si era detto disponibile spicca il ristorante/locanda Don Giovanni, a Kleinzschocher – quartiere nel quadrante ovest di Lipsia -, già diverse volte sotto attacco per la presenza, nella famiglia dei proprietari, di un esponente di Alternative für Deutschland. L’avvocato Ralf Ludwig, diventato famoso come organizzatore del movimento Wiederstand 2020, rassicura i manifestanti che partecipare a una demo non è assimilabile a un viaggio per turismo, e che quindi le loro prenotazioni non possono essere annullate. Ma per ora la chat è piena di utenti che mostrano le disdette fatte dagli alberghi, molti dei quali stanno anche chiedendo una dichiarazione aziendale che certifichi il viaggio di lavoro. Così si fa strada un’altra possibilità, oltre a quella di dormire in auto: un viaggio di andata e ritorno in giornata, offerta dalla Keiden Reise, la ditta di trasporto in bus che fin dall’inizio ha aderito alle proteste e che sulla sue home page pubblicizza come “gita della settimana” proprio il viaggio a Leipzig.

Con una particolarità: le regole di viaggio prevedono mascherina, distanza, assenza di sintomi riconducibili al Covid19…

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