Querdenken, il giorno dopo.

La manifestazione di sabato a Lipsia, organizzata da Querdenken/Bewegung Leipzig, pone molti problemi politici che dovranno essere risolti. Non soltanto a livello cittadino.

di Mavi Caporali

“Un fallimento per la città”; “Un attacco alla democrazia”; “Una resa incondizionata dello Stato”. È quasi unanime il coro di critiche che sta accompagnando la gestione – politica, giudiziaria, securitaria – della manifestazione del 7 novembre. Decine di migliaia di persone hanno violato le norme anti-Covid, in centinaia hanno attaccato passanti, giornalisti e polizia, e tutti hanno sfilato in corteo nonostante il divieto. Principale imputato, il capo della polizia sassone, Torsten Schultze. Al termine della manifestazione, intervistato dal quotidiano locale Lvz, Schultze si era detto soddisfatto dell’operato: “Avevamo tre obiettivi da mantenere: garantire un corso pacifico di tutti gli eventi, prevenire possibili atti di violenza e imporre le misure di protezione contro l’infezione” Gli obiettivi uno e due, secondo Schultze, sono stati “ampiamente raggiunti”. Quanto al terzo, “purtroppo non è stato possibile”.

A smentirlo ci sono i resoconti di tutti i media, anche quelli solitamente ben disposti verso le forze dell’ordine. C’è soprattutto un punto, e cioè quanto accaduto a Wintergartenhaus. Secondo Schutze, non si è verificato nessun problema, solo la necessità di far defluire i manifestanti e quindi “giusto un po’ di pressione” causata dalle barriere. La realtà è invece la polizia che arretra sotto i colpi di un paio di centinaia di nazisti e a quel punto la strada lasciata libera per un corteo, che solo la presenza di contromanifestanti ha impedito che completasse il percorso del Ring. “Der Staat hat sich von Coronaleugnern auf der Nase herumtanzen lassen”, ha sintetizzato il deputato sassone dell’Spd Albrecht Pallas.

Lo Stato si è fatto prendere per il naso, e qui si torna a Schultze, dunque. I giovani socialisti di Lipsia hanno chiesto le sue dimissioni, l’Spd ha fatto loro eco e ha aggiunto, con una dichiarazione firmata da una trentina di esponenti politici di tutta la Sassonia, che a queste seguano anche le dimissioni del ministro dell’Interno Sassone, Roland Wöller. “Si sapeva quel che poteva succedere, visti i precedenti”, hanno spiegato i socialdemocratici. “Una forza di polizia messa sotto scacco non è stata in grado di tenere a bada gli almeno 20.000 cosiddetti “Querdenker (…) Heidenau, Chemnitz, Dresda e ora Lipsia testimoniano un problema strutturale. È chiaro che il ministero dell’Interno non impara dai suoi errori operativi e dalle sue valutazioni errate”.

Su Schultze non è la prima tempesta, ricorda Marco Rietzschel, presidente dei Jusos Leipzig.

“Dopo l’operazione di polizia di Capodanno 2019/20, che è andata completamente fuori controllo, e lo scandalo delle biciclette che ha coinvolto la polizia di Lipsia, l’operazione di ieri è stata la ciliegina sulla torta. Il signor Schultze ha ripetutamente e pubblicamente ricordato la sua responsabilità per il lavoro dei suoi colleghi nelle forze di polizia. Dovrebbe essere all’altezza di questa responsabilità e dimettersi immediatamente”.

I Verdi di Lipsia, per bocca di Katharina Krefft e Tobias Peter, chiedono una riunione del consiglio comunale in cui il sindaco e il capo della polizia vengano a riferire sulla disastrosa gestione della piazza di sabato. “Il centro della città di Lipsia”, scrivono i due esponenti dei Grünen, “è stato lasciato ieri a dimostranti festanti e violenti neonazisti. Il fatto che la polizia ovviamente si sia arresa alla folla, abbia lasciato libero il Ring per una manifestazione non autorizzata e abbia tollerato scene di caccia e attacchi anche ai giornalisti, non deve essere accettato. Questo plateali fallimenti della polizia devono avere conseguenze”. E a livello nazionale i due presidenti del Verdi chiedono la rimozione del ministro dell’Interno Roland Wöller, la cui mancanza di azione “non è più accettabile”.

Anche Juliane Nagel, deputata regionale della Linke, ha severe critiche verso il capo della polizia:

“La dichiarazione di Thorsten Schultze lascia senza parole. Gli attacchi ai giornalisti e ai funzionari pubblici vengono nascosti sotto il tappeto, così come le squadre di teppisti di destra che minacciavano le persone e facevano quel che volevano in barba alla polizia”.

E per Adam Bednarsky, suo collega di partito, quella di sabato è stata “una giornata nera per Lipsia e per l’intera Repubblica”. Quanto al ministro dell’Interno sassone, “la dichiarazione di Wöller di oggi confina con la realtà parallela”, dice Bednarsky. “ I disordini dei neonazisti all’ Hauptbahnhof si trasformano in dimostranti “anziani e bambini” che facevano parte di un evento pacifico. In cambio, le barricate in fiamme a Connewitz servono ancora una volta a riequilibrare la realtà sassone dei conservatori”.

Sui “due pesi due misure” che si verificano quando si tratta di Connewitz, insolitamente prende la parola l’ex consigliere comunale di Lipsia e candidato al Bundestag per il FDP René Hobusch. “I cannoni ad acqua sono stati utilizzati la sera a Connewitz, ma non nel pomeriggio per prevenire violazioni di legge: è il culmine del fallimento”. Il Freie Demokraten Partei ripete più volte la parola “fallimento”: e questo vale per la polizia, per il ministro dell’Interno, per il tribunale di Bautzen che ha autorizzato la demo ad Augustusplatz.

Persino giornali tradizionalmente vicini alle forze dell’ordine, come Lvz, hanno avuto parole molto dure sulla gestione della piazza. Le questioni più rilevanti poste nei diversi articoli dedicati al tema: perché una polizia così poco organizzata? Perché non aver previsto cosa poteva significare – a livello di ordine pubblico – la decisione del tribunale? Perché non essere intervenuti subito ma aver sciolto la manifestazione solo alle 15.30?

Nella conferenza stampa online indetta dal premier sassone Kretschmer assieme al ministro dell’Interno Wöller, risposte non ce ne sono state.

Come sottolinea il quotidiano berlinese Taz, c’erano solo due affermazioni: “è andato tutto bene” e “cos’altro potevamo fare?”. Quest’ultima è la risposta di Wöller, che tanto ha irritato i politici locali: Wöller, scrive Taz, difende la manifestazione contro le misure Covid-19 definendola ‘prevalentemente pacifica’. Parla di operazione di polizia “ineccepibile”, dice che sono stati prevenuti gli scontri tra manifestanti e contro-manifestanti, rifiuta di ammettere di aver fallito. Infine, sullo scioglimento con la forza della manifestazione, usa l’immagine meno adatta a decrivere la giornata: “Avremmo dovuto forse usare la forza e la coercizione contro gli anziani o cannoni ad acqua contro i bambini?”. Degli estremisti di destra e degli scontri con la polizia, sottolinea ancora il quotidiano, “non c’è nessuna traccia”.

Poi ci sono le domande che vengono dai social media, la più comune delle quali è “perché si vedono poliziotti che simpatizzano coi manifestanti anche se i manifestanti stanno palesemente violando la legge?”. Quest’ultima questione si riferisce in particolare a un frammento di video che mostra un furgone della polizia passare in mezzo alla gente che ha ormai travalicato i confini della piazza e si appropria del Ring: tra un poliziotto nella camionetta e alcuni manifestanti va in scena un siparietto a base di pollice alzato.

Questo video e altre immagini, nonché il diverso atteggiamento che la polizia ha mostrato per l’occasione, hanno fatto scattare l’accusa di una gestione “politica” della piazza. Prisma, una delle associazioni che hanno indetto i due contro-presìdi, lo dice chiaramente nel comunicato stilato all’indomani:

“ Sappiamo da tempo che nelle autorità di sicurezza sassoni c’è un problema con l’ideologia di destra – ieri è diventato di nuovo evidente in modo particolarmente drastico. Mentre la sera stessa, a Connnewitz, l’uso di cannoni ad acqua, carri armati e mezzi pesanti è stato di nuovo considerato proporzionato, l’inenarrabile capo della polizia di Lipsia ritiene sproporzionato agire con decisione (anche con la forza) contro nazisti e negazionisti”.

Ma c’è un’altra questione che pone domande anche politiche, ed è la decisione del Tribunale di Bautzen. Come è noto, la città di Lipsia aveva rifiutato di concedere Augustus Platz e aveva spostato la manifestazione alla Neue Messe. Il Tribunale amministrativo di Lipsia aveva confermato questa decisione, rigettando il ricorso degli organizzatori. Ma il Tribunale amministrativo della Sassonia (OVG, con sede a Bautzen) aveva ribaltato la sentenza e quindi aperto la strada all’incontro ad Augustusplatz. Il Tribunale diventa così un ottimo capro espiatorio (così ne ha parlato per esempio Wöller in conferenza stampa, addossando ai giudici la responsabilità di eventuali “sbavature” nella giornata) ma diventa anche il luogo dove forse si sono prese decisioni “ideologiche”.

L’accusa è partita per la prima volta dal sindaco di Lipsia, Burkhard Jung, che aveva adombrato il sospetto già nella giornata di sabato, e poi lo aveva ribadito l’indomani. “Non riesco a togliermi dalla testa il sospetto che le considerazioni ideologiche dei giudici di Bautzen possano aver avuto un ruolo”, aveva detto in una intervista a Lvz. Questo ha fatto infuriare la ministra della Giustizia sassone, Katja Meier (Grüne) :

“I tribunali agiscono in maniera indipendente, e qualsiasi critica da parte dell’esecutivo sulle loro decisioni non può essere accettata”.

Tuttavia il gruppo di Die Linke in consiglio comunale ha presentato un’interrogazione sul complesso della giornata di sabato, che si aspetta venga discussa nella riunione di domani. E nell’interrogazione si chiede anche di rispondere a una domanda chiara: era noto al sindaco che parte dei giudici di Bautzen considerano il Covid 19 “poco più di un’influenza stagionale” ?

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