@Anouk Tisserand

Nessun lockdown per la creatività. Su Instagram un progetto che parte da Lipsia

Natale di pandemia e di mutuo soccorso tra artisti. Ecco l’idea dell’associazione di amicizia franco-tedesca che è un’opportunità anche per gli italiani.

di Mavi Caporali

Si può rinchiudere la creatività? “No”, è la risposta che si è data un gruppo di artiste che hanno come filo conduttore l’essere donne e l’essere in bilico tra la Francia e la Germania. Su impulso dell’associazione Ofaj-Dfjw – che proprio di amicizia tra i due Paesi tratta – hanno scelto di partecipare a una sorta di mostra collettiva su Instagram per dare maggiore visibilità alle loro opere ma anche per creare un “mercatino” virtuale, ora che quelli tradizionali, almeno in Germania, sono chiusi.

“Vogliamo offrire supporto a quante di noi lavorano in campo artistico”, spiega Ségolène Bulot, che vive e lavora a Lipsia ed è tra le ideatrici del progetto. “La pandemia ha messo in difficoltà molti settori e non tutti hanno avuto la possibilità di farvi fronte. Per gli artisti indipendenti questo è stato ed è ancora un momento durissimo. Mancano le possibilità di fare mostre, di presentare le proprie opere, di vendere e quindi vivere del proprio lavoro”.

A livello nazionale i lavoratori e le lavoratrici in questo campo non sono un gruppo marginale: secondo l’Ufficio federale di statistica, nel settore culturale in Germania sono impiegate 1,3 milioni di persone, con una percentuale di lavoratori autonomi (Selbständig) che è del 39 per cento, di molto superiore alla media del totale dei lavoratori (10 per cento). Ma nel settore dell’artigianato e delle arti visive la percentuale di lavoratori autonomi sale all’84 per cento. I numeri si riferiscono al 2018, anno dell’ultimo censimento. Altri dati, riferiti al 2017, dicono che a Berlino ogni mille persone quasi 11 sono registrate come artisti, e oltre cinque a Lipsia.

In Francia i dati non sono altrettanto precisi: gli ultimi disponibili risalgono al 2016, quando nel campo delle arti visive e plastiche erano occupate oltre 180mila persone. Tra il 2007 e il 2016, il numero di lavoratori autonomi – per scelta o per costrizione – era più che raddoppiato. Nel settore delle sole arti visive rappresentavano il 74 per cento. Per capire la anormalità di questo dato basti dire che a livello nazionale, se si esclude il settore agricolo, solo il 12 per cento dei francesi e delle francesi è un “non salariato”.

Dunque, che fare? Di base, ci sarebbe una regola sensata quando il mercato si restringe: collaborazione, non competizione. Di qui l’idea del progetto di “Francokreall” (questo il nome della pagina Instagram), che limita i suoi confini alla Francia e alla Germania ma non ha barriere di nazionalità: chiunque, indipendentemente dal suo luogo di origine, viva in uno dei due Paesi, può partecipare alla costruzione di questa pagina. Ogni due giorni – ma il concetto di tempo è flessibile – si alterneranno le opere di diverse artiste, la maggior parte delle quali hanno già una propria pagina Instagram (ma, appunto, vale il verbo “collaborare”). Guadate le loro opere, scrivete loro, comprate quel che vi piace.

Potete spaziare dalle acconciature di Marie-Lou Louaintier , modista cappelliera, l’ultima forse a prendere un diploma di questo tipo, come racconta ironica, per imbattervi negli animali tridimensionali di Anouk Tisserand e nei suoi esseri umani bidimensionali, che si appiattiscono e si incollano su carta e su tela. Animali sotto forma di cartolina e quadri per Aude Lefort, francese trapiantata a Halle, e stoffe africane che, usate a mo’ di colori, prendono altre forme per comporre ora donne, ora animali, ora astrazioni nei quadri di Magdalena Maatkare, artista franco-berlinese. E poi i colorati decoupage/assembage di Elsa Fonteny, i monili di assoluto recupero nella natura di PriscillasSeeds.

Ma non è finita qui: il progetto è in divenire e sempre pronto ad accogliere nuove persone, con la sola condizione della residenza. Se volete saperne di più, scrivete a Ségolène Bulot dalla pagina Instagram di Francokreall .

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