Solstizio d’inverno, festa della luce e rinascita

Il 21 dicembre si festeggia il solstizio d’inverno, il giorno più breve dell’anno e inizio astronomico dell’inverno. Questa data era spesso celebrata in molte culture antiche e altomedievali pochi giorni prima o dopo la data del solstizio vero e proprio. Quali sono le leggende e tradizioni legate a questa festa e soprattutto come veniva celebrata la festa dai popoli germanici? 

di Mara Boifava

Senza luce e calore non ci sarebbe la vita sulla Terra, niente piante, animali o esseri umani. La vita senza il sole è difficilmente immaginabile e di questo i popoli antichi ne erano profondamente consapevoli e veneravano i passaggi del sole e i cambiamenti che questo causava sulla Terra. ll solstizio d’inverno segnava il punto di svolta quando le giornate si allungavano di nuovo e incarnava così la vita e la resurrezione in molte culture e riti. La speciale venerazione del sole nel passato dell’umanità è quindi molto comprensibile. Intorno al solstizio d’inverno si svolgevano importanti festeggiamenti e rituali in molte culture antiche e pagane, tra cui la festa di Yule dei popoli nordici e celtici, la festa iraniana di Yalda o notte della nascita, le celebrazioni per la resurrezione del dio del sole e dell’ordine cosmico persiano Mitra o il festival indù di Makar Sakranti.

La festa cristiana del Natale si svolge dopo il solstizio d’inverno. Quando la celebrazione del Natale fu introdotta nel IV secolo fu collocata nel tradizionale giorno del calendario del solstizio d’inverno, il 25 dicembre, che era stato il giorno effettivo del solstizio d’inverno al momento dell’introduzione del calendario giuliano. Nel IV secolo il solstizio d’inverno era di fatto già il 21.12., nei calendari si annotava però in parte ancora per molto tempo il 25 dicembre, giorno in cui si celebrava anche la celebrazione del dio sole ( Sol invictus, sole mai vinto,  appellativo religioso usato per diverse divinità nel tardo Impero romano, quali Helios, El-Gabal, Mitra e Apollo ). Nel corso del tempo il solstizio d’inverno si è spostato sempre più in avanti nel calendario, fino a tornare nuovamente il 21 dicembre con la riforma del calendario gregoriano, che ha ripristinato le condizioni del IV secolo.

Mathiasrex , Apollon-Sol con aureola a sette raggi, mosaico romano, Tunisia, tardo II secolo, CC BY 2.5

Le tradizioni occidentali del Natale derivano dagli antichi usi e tradizioni dei popoli germanici e celtici. Ecco un video introduttivo sulla storia delle tradizioni natalizie, dall’antica festa del solstizio d’inverno all’attuale Natale in famiglia. A questo video seguirà un viaggio nelle saghe e tradizioni legate alla festa di Yule.

                              YouTube– Terra x- Haben die Germanen Weihnachten erfunden? (sottotitoli in basso a destra).

Festa celtica e germanica di Yule: festa della luce come rinascita o come morte?

File:Wheel of the Year.gif

Ruota delle feste celtiche e germaniche pre-cristiane– Public Domain

Le feste celtiche e germaniche pre-cristiane erano legate alla madre terra, ai fenomeni della natura e alle fasi lunari o alle fasi solari. Yule o solstizio d’inverno è una delle quattro feste solari dei passaggi stagionali. Nonostante sia convenzionalmente festeggiata il 21 dicembre, Yule e  i suoi festeggiamenti si svolgevano tra il 19 dicembre e il 23 dicembre. L’etimologia della parola Yule non è chiara, ma è accertato che Yule sia la variante inglese del norreno (antica lingua germanica comune) Jól e del alto-tedesco Jul.  Nelle lingue scandinave, il termine Jul (danese e svedese) o Jól (islandese, faroese, e Jol in norvegese) ha entrambi i significati di “Yule” e di “Natale”, e viene talvolta usato anche per indicare altre festività di dicembre. È diffusa l’idea che derivi dal norreno Hjól (“ruota”), con riferimento al fatto che, nel solstizio d’inverno, la  ruota dell’anno si trovi in basso e inizi piano piano a risalire.

Tra i suoi molti nomi il dio dalla barba lunga Wotan (Odino) porta i nomi jólfaðr (in vecchio norreno significava ‘padre di Yule‘) e jólnir (‘quello di Yule‘). Nella saga norrena sui re di Norvegia Ágrip af Nóregskonungasögum, scritta nel XII secolo, si afferma esplicitamente che il Natale, iol, deriva da un nome di Odino, iolne. Al plurale (vecchio norreno jólnar, “quelli di Yule“) si riferisce agli dei nordici in generale. Nella poesia dell’antico Norreno, la parola è spesso usata come sinonimo di festa. Un’ altra teoria linguista sostiene invece che la parola Jól sia stata ereditata dalle lingue germaniche da un sostrato  linguistico pre-indoeuropeo.  Per sostrato s’intende lingua non più parlata che prima di sparire ha influenzato le lingue da cui è stata sostituita, mentre il ceppo indoeuropeo include le lingue germaniche e romanze (dal latino).

Le tradizioni si rincorrono nelle mitologie e leggende nordiche e celtiche. I celti consideravano il Re Oscuro, o vecchio sole morente, come un’ombra, mentre il vero dio Sole era prigioniero nel mondo degli inferi e sarebbe rinato nuovamento dal grembo di Ceridwen, la dea-strega dell’inverno, della terra, fertilità e rinascita. Quindi il solstizio d’inverno segnava il passaggio dal vecchio al nuovo, dalla morte alla rinascita, dalle tenebre alla luce. I celti rispettavano la tradizione di decorare le querce (simbolo di eternità e fertilità) con frutta e candele durante il solstizio d’inverno. Tali doni avevano il compito di nutrire e  riportare alla vita l’albero e di assicurarsi che, dopo l’inverno, il sole e la vegetazione sarebbero nuovamente comparsi sulla Terra.

Nella mitologia norrena e germanica la gente credeva che il Lupo volesse divorare il sole e nelle vecchie storie narrate nell’Edda, poesie e prosa antichi e trascritti nel XII e III secolo, Hati e Skoll, i lupi della gigantessa Angrboda, divorarono il sole e la luna quando il frassino dei mondi Yggdrasil cadde a Ragnarok (crepuscolo degli dei).

” La dea radiosa dà alla luce una figlia prima di essere strangolata dal Lupo”.

Edda.jpg

        Copertina di un’edizione del XVIII secolo dell’Edda in prosa di Snorri Sturluson. Mostra figure della mitologia norrena, come Odino dopo aver ceduto un occhio per bere alla fonte della conoscenza (in alto al centro); Heimdallr il gigante guardiano di Bifrost, il ponte tra la terra degli uomini e quella degli dei (la penultima immagine a sinistra); Fenrir, il malvagio lupo cosmico figlio di Loki (in basso a destra); Sleipnir, il cavallo a 8 zampe di Odino (in basso a sinistra), Public domain.

Illustrazione del 1880 di un’antica festa nordica di Yule, Pubblic Domain

Il tempo intorno al solstizio d’inverno era il crepuscolo degli dei, il tempo della caccia selvaggia, in cui Odino, sua moglie Frigg e i loro figli combattono schiere di spiriti, giganti e altre creature demoniache terrificanti. Le cavalcata selvaggia degli dei norreni durante le notti viene chiamata ancora oggi Jolareidi in alcune regioni e questo termine ricorda fortemente anche lo yodel che si usa nei paesi alpini per chiamare Percht, o Frigg o Frau Holle che dir si voglia.

L’inverno oggigiorno, per la maggior parte, non si avvicina al suo antico gelo. Un tempo i giorni di oscurità erano duri e freddi, si trattava di un periodo pericoloso per la gente, di una lotta per la sopravvivenza del proprio clan.
La festa del solstizio d’inverno ha dato ai popoli norreni e germanici coraggio, speranza e forza nell’attesa della rinascita della luce. L’oscurità non era ancora finita, ma dalla prima notte dopo il solstizio i popoli germanici percepivano già la vittoria contro l’oscurità e l’inverno. Anche gli antichi sassoni credevano nella rinascita del sole e della vita a partire dal solstizio. Quando gli ultimi raggi del giorno si spegnevano, la notte faceva nascere un nuovo sole, che sorgeva al mattino, a est, dal grembo della madre terra. Per questo motivo i sassoni chiamavano Yule anche Modranecht, la notte della madre (Terra).

In Islanda la festa continuò a essere celebrato per tutto il Medioevo, fino all’epoca della Riforma. È noto che durante la festa avveniva il sacrificio di un maiale in onore del dio norreno Freyr, una tradizione che è rimasta nella cultura scandinava, in cui a Natale si consuma carne di maiale.

Quando i missionari iniziarono la conversione dei popoli germanici, adattarono alla tradizione cristiana molti simboli e feste locali. La festa di Yule venne quindi trasformata nel Natale, mantenendo però alcune delle sue tradizioni originarie, come l’uso decorativo del vischio e dell’agrifoglio o il ceppo di Yule come simbolo di fertilità. In Scandinavia nel Medioevo venivano ancora offerti agli alberi birra e il pane  in Scandinavia.  Durante il Medioevo e l’epoca moderna sono rimaste le tradizioni del Yule e fino al XX secolo in Svezia, Norvegia e Finlandia e in parte anche in altri Paesi germanici del continente si continuò a celebrare il rituale dello”Julstroh” ,ovvero la paglia veniva sparsa sul pavimento delle case e delle chiese. Veniva praticata anche l’usanza di dormire nella paglia di Yule, di bere e offrire pane agli estranei a Natale. La vigilia di Natale, o anche durante tutto il periodo di Yule, veniva apparecchiata una tavola con una grossa pagnotta e un coltello per eventuali ospiti, demoni e divinità.
Secondo le tradizioni antiche di notte dovevano bruciare delle candele sul tavolo e all’esterno doveva ardere un rogo. Il perpetrarsi di questa usanza è attestato da un divieto della Danimarca del 1562 di accendere fuochi di Yule alla vigilia di Natale, a Capodanno o la sera dell’Epifania.
In Scandinavia, in particolare, sono sopravvissute e vengono mantenute molte delle usanze medievali e la festa di Natale là viene ancora chiamata jul. La gente si augura God jul! (Buon Natale!) e appendono il julbock, simboleggiante l’antico Perchta o l’alternarsi di vita e morte, all’albero di Natale. Nel prossimo paragrafo potete trovare un riassunto dei vari simboli di questa festa.

Julböcke aus Stroh als Baumschmuck in Skandinavien, Public Domain

Quali sono i simboli della festa di Yule nelle varie tradizioni?

  • il vischio, sacro ai druidi, unito alla quercia forma una ruota attraverso cui passare per la rinascita e l’albero del solstizio, che era un albero decorato con tante rappresentazioni del sole e del dio della luce e con dei campanelli. Questo albero veniva portato in casa per dare riparo agli spiriti del bosco. Sulla cima dell’albero veniva posta una stella a 5 punte che simboleggiava i 5 elementi. Sia nel caso del vischio sia nel caso dell’albero del sostizio ci sono chiari riferimenti alle tradizioni di Natale.

Vischio | Appunti di una Strega di Città

       Vischio- Free license
      • il ramo dei desideri, un grosso albero, dipinto di vernice color oro e addobbato con dei nastrini di colore rosso. 9 giorni prima del solstizio si appendeva il ramo all’ingresso di casa e ognuna delle persone che entrava in casa, scriveva un desiderio su una strisciolina di carta rossa; la ripiegava e la appendeva al ramo. Il 21 dicembre si accendeva il ceppo e si bruciava il ramo dei desideri, in modo da far salire il fumo in alto fino alle divinità.
      • il ceppo di Yule, un ceppo di quercia, che veniva decorato con ghirlande di bastoncini di cannella, petali di rosa essiccati, piccoli sacchetti di erbe o cristalli di quarzo avvolti in filo di ferro, oppure con mele. Poi il ceppo veniva acceso e spento per 12 giorni, dalla persona più giovane o  da quella più anziana. Le sue ceneri, se sparse, erano a protezione degli eventi negativi. 12 era un numero simbolico, ricorrente nelle leggende invernali sia celtiche sia germaniche: sono infatti 12 i giorni e notti invernali tra Natale e il 6 gennaio (Rauhnächte), in cui si inseguivano e combattevano le forze tempestose dell’inverno. Soprattutto intorno al solstizio, alle notti del 24/25 dicembre, 31 dicembre/1 gennaio e 5/6 gennaio si intrecciavano tutti i tipi di superstizione. In alcuni luoghi queste notti erano considerate così pericolose da dover rispettare regole speciali: la casa non poteva essere disordinata, era proibito lavare e stendere il bucato perché la biancheria avrebbe potuto essere rubata e usata come sudario o gli spiriti avrebbero potuto rimanere nel bucato e reagire violentemente, inoltre era vietato giocare a carte durante la Rauhnächte (notti di fumo). Queste notti erano chiamate così perché durante questo periodo venivano fumate le erbe e acceso incenso per scacciare gli spiriti oscuri e i demoni: tra le altre erbe artemisia, iperico, la verbena,  o l’arnica. La tradizione del ceppo di Yule è tuttora presente nei Paesi anglosassoni, germanici e scandinavi.

   Il ceppo di Yule– 1833- Il nuovo ceppo di Yule viene portato fuori dalla foresta dagli uomini, la padrona di casa (o figlia) accende questo blocco con carbone di legna del ceppo dell’anno precedente, Public domain.

Una torta in forma di ceppo di Yule, GPL (Public Domain)
  • l’agrifoglio, pianta dalle bacche rosse con cui si facevano e tuttora si creano ghirlande, che simboleggiavano la ruota dell’anno. In Irlanda ancora oggi, dopo il periodo di Natale, tali ghirlande si spezzano e si gettano fuori casa per simboleggiare la fine dell’oscurità e l’inizio della luce. Anche nel resto del modo occidentale le ghirlande di agrifoglio adornano le case nel periodo natalizio.
  • gli ometti di marzapane che spesso si appendevano agli alberi erano la trasposizione delle impiccagioni che venivano fatte in questo periodo per chiedere aiuto a Wotan, dio padre norreno per attraversare il freddo e scuro inverno.

L'antica pasticceria

Omino di marzapane, public domain
  • Perchtenläufe
    Intorno al solstizio d’inverno e durante le Rauhnächte  si svolgono processioni dei Perchten (Perchtenläufe), figura leggendaria che richiama la dea norrena Frigg. I Perchten sono accompagnati da guaritrici, sciamane e sacerdotesse della vecchia fede. Oggi la Perchta è spesso ritratta da uomini, ma in alcuni luoghi anche le donne si travestono per richiamare la connessione con la dea norrena della fertilità. Il Perchta ha di solito un lato scuro e uno chiaro, capelli biondi e neri, un viso in parte bello e in parte raccapricciante. Allo stesso modo l’anno ha un lato chiaro e uno scuro, così come la vita è determinata dalla nascita e dalla morte.
    L’oscura Perchta è chiamata dea della morte, mentre la Perchta chiara è la la dea della rinascita. Una volta la dea della morte era venerata quanto la dea della rinascita, ma il rapporto della gente con la morte è stato spezzato dalla cristianesimo, che ha dipinto le antiche figure pagane come il male, il diabolico e la morte come un tabù.

           Perchtenlauf in Austria, 2009, CC BY-SA 3.0
  • Frau Holle, la dea-strega dell’inverno, aveva un rapporto stretto con le donne umane e trasmetteva loro la conoscenza segreta della vita e della morte mentre filavano. Nel Medioevo la chiesa tentò più volte di chiudere le sale di filatura per impedire la trasmissione di conoscenze pagane, tuttavia senza successo.
    Nei tempi antichi nel periodo del solstizio d’inverno e delle dodici notti invernali ogni donna voleva essere visitata dalla dea saggia, perché questo prometteva fortuna e benedizioni e quindi per ingraziarsi Frau Holle apparecchiava  la tavola con latte e ciambelle, piatti d’avena e pesce.

Dalla leggenda germanica di Frau Holle è poi nata la fiaba dei fratelli Grimm, che nelle loro fiabe raccolsero folclore, tradizioni,              miti e leggende popolari e antiche. Qui potete leggere la fiaba di Frau Holle dei fratelli Grimm.

  • Al solstizio d’inverno venivano mangiate mele, pere, noci, torta al cumino fatta in casa e inzuppate di sidro di mele, la birra speziata, l’ibisco o il tè allo zenzero.
  • La corona di fiori era composta da cinque candele, di cui quattro disposte come nella corona dell’Avvento e la quinta al centro. Questa quinta candela era la candela annuale, che brillava nel corso dell’anno successivo e in tutte le feste del ciclo annuale. Quattro settimane prima del solstizio d’inverno venivano accese le quattro candele disposte in cerchio, mentre la quinta candela al centro veniva lasciata spenta. Tre settimane prima bruciavano solo tre candele, due settimane prima, due candele e infine una settimana prima dal solstizio, solo una candela brucia. Questo simboleggiava che il mondo era sempre più oscuro. Come simbolo di rinascita al solstizio d’inverno venivano accese tutte e cinque le candele con la candela centrale dell’anno prima. La corona era fatta di conifere sempreverdi, perché il verde esprimeva la vitalità, mentre le sfumature di marrone simboleggiavano il tempo che era già trascorso nell’anno. La corona di fiori poteva essere decorata con elementi simbolici per ogni divinità, ad esempio mele per Idun (dea norrena della giovinezza), pigne per Freyr, ghiande di quercia per Thor, vischio per Frigg o con bastoncini di cannella che simboleggiavano la spezia della vita.
  • Il fuoco del solstizio d’inverno (nel camino o come rogo) simboleggiava la rinascita del sole dal sacro grembo della dea madre e i giorni caldi futuri.
    Secondo un’antica tradizione il simbolo del sole era scolpito in un blocco di legno o in un tronco di quercia (o abete rosso) con un coltello bianco rituale.

Ruota di fiori e paglia in fiamme– Yulfest, Public Domain

Oltre che dai popoli nordici e celtici la festa del solstizio viene festeggiata anche dalla moderna Wicca (stregoneria) e da altre culture nel mondo. Eccone due esempi:

Zoroastrismo e la festa della rinascita Yalda

Gli zoroastriani e i musulmani iraniani e dell’Asia centrale celebrano la notte di Yalda al solstizio d’inverno. Durante la notte più lunga e buia dell’anno amici e familiari si riuniscono per mangiare, bere e leggere poesie fino a ben oltre mezzanotte. Si mangiano frutta e noci e  in particolare melograni e angurie, il cui colore rosso simboleggia l’alba e la vita. Altre usanze sono una sorta di interrogazione oracolo o divinazione basata sulle poesie Hafez e l’accensione di un grande fuoco, che rappresenta la luce e la speranza. La gente si rallegra che la luce rinasca e prevalga contro l’oscurità, perché dopo la notte di Yalda i giorni si allungano di nuovo.
Secondo l’antica tradizione persiana il sovrano scese dal trono nella notte di Yalda e andò nel deserto. Mandò servitori e guardie in vacanza e andò in un villaggio per passare la notte con semplici contadini e ascoltarli.

I due termini Yalda, aramaico, e Shab Chelle(h), “Notte dei quaranta giorni” in persiano sono nomi ormai intercambiabili per indicare la festa del solstizio. Con il termine Shab Chelle(h) si indicava in origine non una festa, ma un’usanza religiosa per proteggersi dal male e dai demoni durante la notte più lunga e buia dell’anno. Nella tradizione zoroastriana le ore notturne erano infatti l’ora dei demoni e delle forze oscure, e di conseguenza si consigliava alle persone di rimanere attente e di cercare protezione nelle folle con amici e parenti fidati. Questa usanza si è evoluta nella festa di famiglia come esiste ancora oggi.
Il numero quaranta (tschehel) nel nome Shab-e Tschehel, è un riferimento al primo periodo di quaranta giorni dell’ inverno, che inizia il giorno dopo la festa. Invece il nome aramaico significa letteralmente nascita ed è stato interpretato in senso cristiano come un termine per la nascita di Cristo. La vigilia di Natale veniva celebrata nella chiesa primitiva la notte del solstizio d’inverno.

PersianDutchNetwork, signora iraniana recita le poesie di Hafez nella notte Yalda, CC BY-SA 3.0

Notte Yaldā del 2017, CC BY 4.0

Makar Sankranti– La festa della riconciliazione

Makar Sankranti è un festival indù celebrato in modi molto diversi e con diversi riferimenti mitologici in diverse parti del subcontinente indiano e del Nepal.

Secondo il calendario lunisolare indù a gennaio il sole si muove sulla sua traiettoria settentrionale nel segno di Makara (l’occidentale capricorno, il 14 o 15 gennaio). Secondo l’antica tradizione indù il Sankranti, il solstizio, segna un periodo di tempo che porta benedizioni. La raccolta della canna da zucchero gioca un ruolo importante a Makar Sankranti nello stato del Maharashtra. In ogni casa le donne preparano til-gud, dolci fatti con lo zucchero della canna da zucchero fresca mescolato con semi di sesamo, til, e li danno via ai vicini e agli amici dicendo un detto: “Til-gud ghya, dio dio bola” – “Prendi questo dolce til e parla parole dolci”. Bisogna darla a tutti e porre fine a tutte le possibili inimicizie. Questo aspetto di riconciliazione sottolinea l’importanza della festa non solo nel segnare il cambiamento ciclico della natura, ma anche nello sviluppo spirituale dell’uomo e della società.

Nel Gujarat inizia a Makar Sankranti la stagione del volo degli aquiloni e delle competizioni.

In occasione della festa la foce del Gange sull’Oceano Indiano nello stato del Bengala Occidentale diventa il centro di uno dei più grandi festival di pellegrinaggio del Gangasagar Mela: migliaia di credenti arrivano spontaneamente per pregare e tuffarsi nell’acqua santa in un minuto astrologicamente determinato con precisione.

Vishakhalakkundi – Feast of Makar Sankranti, CC BY-SA 4.0

Ms Sarah Welch, Bildcollage zum Makar Sankranti, CC BY-SA 4.0 Collage:  in alto a sinistra- donna indù che prega nel fiume Gange a Varanasi al centro in alto un falò che celebra la feste indù di Makar Sankranti  in alto a destra- la gara degli aquiloni; in basso a sinistra- una decorazione tipica, in basso al centro- Celebrazioni di rottura del vaso con la piramide umana Pongal Hindu festival, in basso a destra- Til Ke Laddu,un dessert tradizionale per la festa solare invernale di Makar Sankranti

La festa di Yule ai tempi del nazismo

Negli anni Trenta e Quaranta i nazionalsocialisti tentarono di ridisegnare le feste cristiane in modo che corrispondessero alle idee nazionalsocialiste di un’apparente “eredità germanica”. Così, la festa di Natale doveva essere sostituita anche da un’interpretazione nazionalsocialista di una “vecchia festa di Yule“. Con la scusa di presunte “radici germaniche” del Natale le chiese cristiane sono state accusate dai nazisti di essersi appropriate e di sfruttare alcune usanze pagane precristiane associate a Yule.

Le date del calendario annuale delle celebrazioni dei nazionalsocialisti (“Giornata della presa del potere” il 30 gennaio, il primo di maggio, il Solstizio d’estate, il Giorno del Partito del Reich, il Ringraziamento del Reich e il Solstizio d’inverno) erano destinate a sostituire completamente le feste cristiane e le loro usanze. A tal fine doveva essere sviluppato un “costume proprio, tipico-arteigenes Brauchtum”, che doveva essere realizzato da istituti di ricerca sotto il comando di Heinrich Himmler nel rispetto dell’ l’eredità degli antenati delle SS. Per i festeggiamenti Himmler regalò ai membri delle SS il cosiddetto Julleuchter della manifattura di porcellana Allach.

Julleuchter nach NS-Vorbild, Public domain

Dal 1935 in poi sono apparse diverse pubblicazioni sull’argomento, tra cui istruzioni dagli uffici del partito, materiale didattico della Gioventù hitleriana, dell’Associazione degli insegnanti nazisti e della comunità nazista Kraft durch Freude (Forza attraverso la gioia), con immagini illustrative per le celebrazioni pubbliche del Natale come base per la rieducazione del popolo nello spirito dei nazionalsocialisti.

Sono stati pubblicati anche libri di Natale per le famiglie con suggerimenti per le feste private. L’albero di Natale sarebbe stato ribattezzato “Jultanne” e Frau Holle avrebbe sostituito Nikolaus e il Bambino di Cristo come portatore di doni. Simbolismi cristiani come rispettivamente la croce e la stella di Natale dovevano essere sostituiti dalla svastica o dalla ruota del sole e le antiche tradizioni (decorazione del legno con le mele, l’agrifoglio. le cinque candele) vennero utilizzate per esaltare il nazismo, come potete vedere dalla foto sottostante di una decorazione natalizia.

Julbogen (1938), eine Weihnachtsdekoration der NS-Zeit, basierend auf dem nordfriesischen Jöölboom, Public Domain

La festa di Yule fu celebrata nel periodo nazista per la prima volta all’aperto nel 1935 con il tipico simbolismo del fuoco e della luce.

Foto di copertina: PxHere, Public Domain

Link per approfondire: 

Wikipedia- Solstizio

Wikipedia- calendario giuliano.

Wikipedia- calendario gregoriano,

Wikipedia- Sol invictus

Wikipedia- dio persiano Mitra e il suo culto come Sol invictus per i romani

Wikipedia- Zoroastrismo

Wikipedia-Yalda

poesie Hafez

Wikipedia- Hafez

Wikipedia- Makar Sankranti (tedesco)

Wikipedia- Makar Sankranti (inglese)

Wikipedia- norreno

Wikipedia- pre-indoeuropeo

Wikipedia- Rauhnächte

Wikipedia- Ágrip af Nóregskonungasögum (saga norrena)

Wikipedia- mitologia norrena

Wikipedia- Hati e Skoll

Wikipedia- Yggdrasil (tedesco)

Wikipedia- Tradizioni alpine pre-cristiane

Wikipedia- Perchta

Wikipedia- Idun

Wikipedia- Porzellanmanifaktur Allach (tedesco)

Wikipedia- Nationalsozialistischer Weihnachtskult (tedesco)

Wikipedia- Gioventù hitleriana

Wikipedia- Kraft durch Freude (tedesco, nazismo)

Artedea- Cerridwen

6 Dicembre: Nikolaus, ovvero che ci fa quella scarpa fuori dalla porta?

Ireland dream- Yule e celti

Yule- Calendario celtico e feste

germanische Sagen- Wotan

National Geographic- Storica-Tra mito e leggenda. Il regno di Odino (storie dell’antica mitologia scandinava)

germanische Sagen-Edda

Norwik.de- Freyr

Curiosità/Reformationstag: cosa si celebra il 31 ottobre?

Aberglaube in den Rauhnächten

Taste of power- Frau Holle (Ursprung- leggenda protogermanica)

Frau Holle – Märchen der Brüder Grimm

Allach Porzellan

 

 

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