Lockdown, gelo sulle ipotesi di apertura

La decisione era nell’aria e la riunione di oggi tra i Ministerpräsidenten e la cancelliera Merkel ha solo sancito quella che appare come una scelta scontata: il lockdown imposto il 13 dicembre 2020 verrà prorogato oltre la sua scadenza originaria del 10 gennaio 2021.

di Mavi Caporali

Il cosiddetto “hart Lockdown” non ha funzionato, o non ha funzionato come sperato. I numeri, dice il Robert Koch Institut, hanno continuato a salire e non si prevede una rapida soluzione nemmeno confidando sui vaccini. Quindi il governo federale, in accordo con quelli regionali, ha stabilito il 5 gennaio nuove misure che spostano di poco l’asticella delle restrizioni ma le prolungano nel tempo. I punti principali riguardano l’apertura delle scuole, la libertà di movimento, il numero di contatti consentiti, l’obbligo di test “pre” e “post” rientro dall’estero, l’aumento delle tutele per i genitori che lavorano.

Parlando di numeri va però ricordato che il lockdown è stato tutt’altro che “hard”, visto che le fabbriche, al contrario di quanto avvenuto a marzo, sono rimaste aperte. Non solo le attività considerate essenziali e necessarie al contenimento della pandemia, ma anche le fabbriche di automobili, per esempio, settore che da solo occupa il 12 per cento di tutti i lavoratori dell’industria. Per capire quanta gente nonostante il lockdown abbia continuato a uscire ogni mattina e prendere un mezzo per andare al lavoro, basta consultare l’ultima pubblicazione statistica relativa al 2018 e disponibile su DeStatis.de , che elenca anche i lavoratori e le lavoratrici per settore di occupazione.

Tuttavia l’argomento non è stato oggetto di discussione e ci si è concentrati invece sul rafforzamento delle misure già adottate. Poco prima delle 19 (di molto in ritardo sul cronogramma originale) Angela Merkel ha esposto in conferenza stampa i punti salienti dell’accordo:

https://www.bundesregierung.de/breg-de/mediathek/livestream/am-nachmittag-gemeinsame-presseunterrichtung-im-anschluss-an-die-besprechung-der-bundeskanzlerin-mit-den-regierungschefinnen-und-regierungschefs-der-laender-1557220

Prima notizia: il blocco è prorogato almeno fino al 31 gennaio. Restano quindi vietati cinema, teatri, sale da concerto, musei. Resta chiusa la quasi totalità delle attività commerciali, alle quali comunque è consentito il servizio di consegna/asporto. Sono consigliati, anche se a livello federale non imposti, i limiti alla frequentazione delle persone così come al movimento. Chiudono le mense aziendali, viene reiterato il consiglio di organizzare il lavoro da casa (home office) là dove possibile, mentre si chiarisce la strategia sulla somministrazione dei vaccini. La conferma più attesa (anche se non desiderata) riguarda la chiusura delle scuole e degli asili nido, confermata fino alla fine di gennaio. Ogni Länder deciderà poi come articolare queste chiusure. Ai genitori viene però concessa la possibilità di usufruire dei giorni di assenza già previsti per la cura dei bambini malati anche per sopperire a esigenze di altro tipo – per esempio, scuola chiusa. Il numero di giorni di assenza passa da 10 a 20, e raddoppia fino a 30 per i genitori single. Confermate anche le ipotesi dei giorni scorsi sui limiti di movimento (massimo 15 chilometri in caso di alto numero di infezioni) e, novità, torna il limite massimo di incontro con persone al di fuori della propria famiglia: non più di una e solo in presenza di tutte le misure di contenimento. Per le regole da attuare nelle case di riposo e cura per anziani, in attesa di una completa copertura vaccinale dei residenti, continueranno i test rapidi a personale e visitatori. I Länder si attiveranno nella ricerca di personale per effettuare i vaccini.

Per quello che riguarda le cautele per i viaggiatori da zone a rischio, il consiglio è  quello di implementare una strategia a due test: uno da effettuare non prima di 48 ore dall’ingresso in Germania (o all’arrivo) e l’altro successivamente mantenendo però l’obbligo di quarantena – anche in caso di assenza di contagio – per almeno cinque giorni.

——-> Tutte le nuove misure decise nel vertice del 5 gennaio 2021

Ma non c’è stato il consenso unanime sulle soluzioni da adottare. A contestarle, oltre a Alternative für Deutschland che rigetta in toto le misure, ci sono stati stavolta anche i liberali guidati da Christian Lindner. Il segretario dell’Fdp, intervistato da Rnd poco prima del vertice, aveva espresso totale contrarietà all’ipotesi di limitare la possibilità di movimento a un raggio di soli 5 km dalla propria abitazione (quasi ovunque, attualmente, tale raggio è di 15 km). Altri parlamentari del suo partito avevano criticato persino il limite di 50 km. “E’ una misura accettabile solo laddove l’incidenza delle infezioni è superiore a 200”, aveva spiegato Lindner, riferendosi al numero di nuove infezioni testate nell’arco di una settimana ogni centomila abitanti. Se a livello nazionale l’incidenza è di 135 (i dati si riferiscono al 5 gennaio) in diverse regioni e in decine di singole località è ampiamente superiore a 300. Merkel avrebbe voluto che la soglia oltre la quale mettere dei paletti fosse di 100 infezioni. Lindner tuttavia l’ha spuntata, anche perché non è stato l’unico a esporre i propri dubbi. Ha inciso, in questo, anche la prospettiva di dover affrontare nuove manifestazioni indette dai Querdenken.

(cliccando sull’immagine si aprirà la mappa interattiva)

Tuttavia la popolazione sembrerebbe mostrare una maggiore propensione alla rigidità. La Suddeutsche Zeitung riferisce di un sondaggio condotto da YouGov secondo cui il  41 per cento degli intervistati si è detto favorevole a mantenere le attuali restrizioni,  il 24 per cento persino a inasprirle e solo il 17 per cento ad allentarle. A voler togliere ogni restrizione, solo l’11 per cento di quanti hanno risposto al sondaggio. Quella percentuale, peraltro, non coincide con l’elettorato di AfD, che rimane certamente il più scettico ma non più così saldamente “antilockdown” come un tempo: tra i votanti del partito guidato da Alexander Gauland la percentuale di coloro che ritengono giuste le misure di contenimento (42 per cento) supera quella di coloro che vorrebbero un completo ritorno alla normalità (33 per cento).

I sostenitori più convinti della necessità di restrizioni sono gli elettori dei Verdi – il sondaggio li quantifica in un buon 85 per cento – seguiti poi dagli elettori di Spd, Linke e liberali (tutti al 75 per cento) e infine dai conservatori. A sorpresa, infatti, il consenso tra l’elettorato Cdu è appena del 73 per cento.

Per quel che riguarda la Sassonia, spetta ora al governo regionale modulare la propria ordinanza sulla scorta di quanto deciso a livello federale. In serata si riunisce il governo ma sarà poi il Parlamento, nella giornata di giovedì, a valutare le misure proposte. Infine, venerdì, ci sarà la pubblicazione del nuovo regolamento. Intanto il premier sassone Kretschmer ha già espresso la propria approvazione per quanto deciso, anche se avrebbe voluto, al pari del suo omologo della Turingia, Bodo Ramelow (Linke) misure anche più rigide, in considerazione del fatto che la Sassonia ha attualmente il più alto numero di incidenza tra i Länder.

Prossimo appuntamento il 25 gennaio, quando cancelliera e Ministerpräsidenten si riuniranno nuovamente per valutare i risultati delle attuali misure e decidere le nuove da implementare.

 

foto di scholacantorum da Pixabay

2 commenti

  1. Anche secondo me non è un lockdown serio se si permette a tutti i lavoratori di recarsi sul posto di lavoro. La percentuale di persone che esce per divertimento è minima (soprattutto nei giorni infrasettimanali), quindi un lockdown che vieta solo le uscite superflue di fatto non è un lockdown.

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