Leggi che ti passa. Il versante tedesco della letteratura italiana

Consigli di lettura per il lockdown? Certo, ma non solo. Perché la lunga lista di titoli italiani tradotti in tedesco offre anche spunti per capire la storia della letteratura italiana in Germania.

di Mavi Caporali

Dante, Boccaccio, Giovanni della Casa, Pietro Bembo. E poi ancora Ariosto, Goldoni, Manzoni. La storia dell’arte spiegata da Giulio Carlo Argan e da Maurizio Calvesi, il cinema sotto la lente marxista di Guido Aristarco, le rivolte dell’Italia negli Anni Settanta nel racconto-cronaca di Primo Moroni e Nanni Balestrini.

Sono solo alcuni degli autori italiani tradotti in tedesco: una lunga lista che l’Istituto italiano di cultura di Berlino ha raccolto in un pdf di oltre 380 pagine, disponibile sul sito dell’istituto (e che potete scaricare qui). Accanto ai grandi classici già citati, che coprono i secoli tra il XIII e il XIX, c’è un vastissimo mondo che attraversa il Novecento italiano per arrivare ai primi vent’anni del nuovo millennio. Si parte dai testi di Pirandello, si attraversa la Prima guerra mondiale con D’annunzio e Marinetti a cui fanno da contraltare le liriche di Guido Gozzano, poi la Seconda guerra mondiale con cui dolorosamente si arriva ai maggiori autori di quella che possiamo chiamare “letteratura della resistenza” : Pavese, Calvino, Primo Levi, Fenoglio, Viganò, Vittorini. La saggistica accompagna la ricostruzione dell’Italia e l’avvio della sua fase industriale: la ritroviamo in tedesco con le traduzioni dei saggi di Fortini, dello stesso Calvino, di Paul Ginsborg. C’è Balestrini e c’è Volponi, nel catalogo dell’Istituto italiano di cultura; ci sono gli “anni ribelli”, c’è il Pasolini dei romanzi e quello delle poesie.

Tantissima la letteratura contemporanea degli anni tra il 1980 e il 2020, che vede presenti le traduzioni di romanzi dal successo globale (come Il nome della Rosa di Umberto Eco, tradotto in 45 lingue e uscito in Germania due anni dopo l’edizione italiana) ma anche versioni tedesche di opere difficilissime come Horcynus Orca di Stefano D’Arrigo, un testo considerato intraducibile per la complessità della lingua. Moshe Kahn, che ne ha curato l’edizione tedesca – finora l’unica edizione “straniera” – per la casa editrice S. Fischer, ha raccontato in un breve saggio pubblicato poi su Erlangen la genesi di questa traduzione e spiegato come ha affrontato gli ostacoli che la “lingua” di D’Arrigo poneva.

Ich sah meine Arbeit eher als Umgestaltung, als Anverwandlung, als Fährmannstätigkeit zwischen zwei entfernten Ufern. Der Klang, die Satzrhythmen, die alten, mittleren und neuen Sprachebenen des Deutschen verlangten, dass ich mich gelegentlich vom Original entfernen musste, um ähnliche Wirkungen wie im Original hervorzurufen.

Kahn del resto è uno dei traduttori di Camilleri, altro siciliano dal linguaggio non standard, che passa da un italiano aulico a un dialetto popolano. Camilleri ha avuto grande successo da un punto di vista editoriale in Germania: di lui sono stati tradotti più di 50 titoli tra il 1998 e il 2020. Un caso editoriale? In qualche modo si. Nessun altro autore italiano ha avuto un così grande numero di opere tradotte in tedesco, ma probabilmente nessuno era stato altrettanto prolifico in patria quanto Camilleri.

Eppure la nostra lingua non è ai primi posti in quanto a traduzioni in tedesco, anzi: nel 2019 solo il 2,5 per cento di tutte le traduzioni librarie in Germania riguardava l’italiano, preceduto da inglese, francese e giapponese.

 

Ma l’attenzione per la letteratura e la filosofia italiana non è solo una questione di numeri. Ci sono opere che nel tempo hanno avuto più di una traduzione, segno di un interesse anche filologico e non solo “commerciale” alle opere. Ne è testimonianza l’ultima versione in tedesco de “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che Piper Verlag ha ripubblicato nel settembre 2019 su impulso/richiesta di Burkhart Kroeber, traduttore di lungo corso (Calvino, Eco, De Carlo, ma anche Manzoni e Leopardi), archiviando la traduzione precedente considerata da Kroeber “pessima”. E proprio di Kroeber sono interessanti da leggere le riflessioni sulle traduzioni di Umberto Eco, a partire da Il nome della rosa che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è il libro che porta i maggiori problemi di trasposizione in tedesco. Sicuramente per lui “L’isola del giorno prima” o “Baudolino” sono stati più difficili da tradurre, e l’articolo qui citato riporta tutti gli “inciampi” lungo la difficile vita del traduttore. Si va dall’esigenza di rendere una lingua antica tedeschizzante (nella versione italiana) in una lingua tedesca falsata che abbia lo stesso ritmo e la stessa capacità evocativa, passando per la scelta dei nomi  – un problema tipico a tutti i livelli della letteratura, se su questo si è bloccata pure la traduttrice italiana di Harry Potter –  fino all’invenzione di un registro linguistico diverso per ognuno dei personaggi: “Come un regista” , ricorda Kroeber, “dovevo decidere come far parlare le varie persone”. Alla fine tutto si risolve, certo, e la sfida del traduttore è anche in questo slancio verso l’equivalenza perfetta, nell’immedesimazione con l’autore . Anche se, come dice ancora Kroeber, sarebbe bello che anche gli autori ogni tanto facessero lo stesso, pensando a chi dovrà tradurre…

Als sein Übersetzer kann ich dazu nur sagen: Oh, wenn sie wüßten, wie oft ich darunter gelitten habe, daß mein Autor so gar keine Rücksicht auf seine Übersetzer nimmt, von Buch zu Buch immer weniger, und wie oft ich mir innerlich stoßseufzend wünschte: Hätte er doch bloß ein bißchen mehr an den internationalen Markt gedacht!

Wagenbach, Piper e Fischer sono le case editrici che detengono il maggior numero di titoli italiani nel loro catalogo, ma l’elenco degli editori è anch’esso lunghissimo. Non sempre è tutto rose e fiori, ci sono diatribe e questioni legali che hanno coinvolto editori e traduttori. Dietro la scelta di un libro, la richiesta dei diritti, la proposta editoriale e la sua pubblicazione in versione tradotta, c’è un’ampia platea di persone che lavora a una delle globalizzazioni più belle, quella del sapere.

E poi ci siamo noi, che leggiamo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...