Furto di munizioni. La polizia tedesca ha un problema.

Alla fine di marzo è stata sciolta una unità speciale della Sassonia i cui membri sono accusati di aver rubato munizioni per pagare corsi illegali di addestramento al tiro. Ma è solo l’ultimo episodio di una storia che dura da molti anni, e che le autorità hanno colpevolmente trascurato.

di Paola Mirenda

Un corpo d’élite sciolto, quattro persone sospese, diciassette indagate. Termina, con questi provvedimenti presi il 30 marzo, la vita del Mek (Mobilen Einsatzkommando) di Dresda, uno dei quattro gruppi di agenti speciali della Sassonia destinati alle operazioni più delicate e pericolose. L’accusa, che riguarda principalmente il comandante del Mek e tre istruttori, è di aver rubato oltre 7mila munizioni allo Stato poi utilizzate per pagare un poligono di tiro dove fare addestramenti illegali. Munizioni, dunque, in cambio di agibilità. Con una aggravante: l’affiliazione di alcuni di loro a gruppi di estrema destra già sotto indagine o sotto sorveglianza per attività illecite.

Se si trattasse di un episodio isolato, per quanto grave, gravissimo, potrebbe essere circoscritto alle responsabilità dei singoli. Ma l’ipotesi investigativa parte dall’assunto che questo sia un tassello di una più ampia vicenda che ha come protagonisti decine di membri delle forze dell’ordine e che ruota intorno ad alcune figure chiave. Quanti aspetti di questa vicenda siano perseguibili sul piano penale lo stabiliranno, nei prossimi mesi/anni, i giudici. Sul piano etico, o della fiducia come lo ha definito il ministro dell’Interno sassone Wöller, il giudizio già c’è stato e non è positivo. “Ich bin stinksauer und unfassbar enttäuscht”, ha detto nella conferenza stampa seguita alle perquisizioni presso le abitazioni degli agenti del Mek. Che un poliziotto infranga la legge significa “un’enorme perdita di fiducia”, ha aggiunto.

Aver decretato lo scioglimento del corpo non ristabilirà immediatamente la fiducia e forse occorrerà lo stesso tempo richiesto per addestrare una nuova unità: alcuni anni, forse quattro o cinque, mentre la maggior parte degli agenti coinvolti continueranno nel frattempo a ricoprire ruoli all’interno delle forze dell’ordine. Intanto il “sistema” di cui hanno fatto parte è stato solo frenato, non eliminato.

cliccando sulla foto sarete indirizzati al video realizzato da Zdf nell’ottobre 2020

Quali ne erano (e tuttora sono) le figure chiave? Cominciamo dal poligono citato nell’accusa verso i membri del Mek. Il Baltic Shooter, a Güstrow, è stato per diverso tempo un luogo “ufficiale” nella preparazione delle forze dell’ordine tedesche così come di gruppi interforze europei sotto il coordinamento della Germania. Negli anni il gestore del poligono, Frank T. , si era guadagnato fama come perfetto organizzatore di eventi formativi sul piano militare, di concerto con l’allora ministro dell’Interno del Mecklenburg-Vorpommern Lorenz Caffier (poi dimessosi). Fino a quando Frank T., non è stato individuato come uno dei partecipanti a una rete sospettata di eversione. Nell’inchiesta della Sassonia torna oggi il nome di un pezzo di quella rete: Nordkreuz, croce del nord. Uno dei quattro angoli della Germania da cui si sarebbero dovuti sollevare, a una ipotetica “ora X” , i “patrioti tedeschi” contro i traditori della patria, contro il governo, contro gli immigrati e contro i loro oppositori politici. Chi ha costruito quella rete ci credeva talmente tanto da aver organizzato una struttura di tipo militare – e molti di loro erano militari.

—–> Taz: la rete Hannibal e le sue trame. Leggi qui gli articoli sul tema.

Era militare Franco A., che si era costruito una doppia identità: ufficiale per buona parte della settimana, ma profugo siriano per il resto del tempo, con tanto di documenti della Caritas. Per Franco A. non si trattava di empatia, non voleva provare sulla propria pelle come vive un rifugiato, sentirne il dolore. Lui,con quell’identità, voleva seminare morte. Lasciando tracce ben precise riconducibili a un giovane siriano, per far credere che l’accoglienza verso i profughi fosse la porta aperta al terrorismo.

Franco A. è stato scoperto prima, non si sa se per coincidenza – come sembra far credere la storia del suo arresto – oppure perché il suo progetto sia stato svelato da uno dei tanti informatori , quei V-Mann su cui le autorità tedesche fondano buona parte del loro ordine e controllo. Perquisendo la sua abitazione sono stati trovati 50 ordigni esplosivi e una lista di nomi di politici, di membri del Consiglio centrale degli ebrei e del Consiglio centrale dei musulmani.

Era militare e membro delle forze speciali (Spezialeinsatzkommandos, SEK) Marko G., amministratore della chat Telegram del gruppo Nordkreuz, che nel 1993 era temporaneamente assegnato a un battaglione da cui sparì un mitragliatore Uzi, poi ricomparso durante una perquisizione nel seminterrato della casa dei suoi suoceri 26 anni dopo. Insieme all’Uzi c’erano migliaia di munizioni provenienti da forze di sicurezza dei vari Länder, come documentato dal tribunale di Schwerin nel processo a suo carico. Scrive il Tribunale nella sentenza che le munizioni e in alcuni casi le armi erano originariamente destinate a “7 diversi Stati federali, vale a dire Mecklenburg-Vorpommern, Nordrhein-Westfalen, Sachsen, Sachsen-Anhalt, Brandenburg, Berlin e Bayern, nonché autorità originarie dei settori dei ministeri federali della Difesa (Bundeswehr), dell’Interno (polizia federale) e delle Finanze (dogane)”. Non è stato però possibile determinare il percorso esatto di quelle munizioni, cioè come siano finite nella sue mani. Ma molte di esse erano regolarmente transitate per il poligono di Güstrow, dove Marko G. si era allenato come militare della Sek del Mecklenburg-Vorpommern e dove aveva lavorato come istruttore per i civili. L’uomo è stato condannato nel dicembre 2019 a un anno e nove mesi di reclusione, pena sospesa.

—–>Marko G., le carte del processo

Era militare anche il fondatore della cosiddetta rete Hannibal – di cui Nordkreuz ero uno degli snodi – André S., all’epoca (2015) sergente maggiore al Kommando Spezialkräfte (KSK, comando forze speciali, soldati addestrati per azioni di antiterrorismo e difesa dello Stato, liberazione di ostaggi in teatri di guerra) . Nel KSK è stato di recente avviato un processo di riforma, dopo numerosi episodi che hanno mostrato come i suoi membri potessero impunemente entrare in possesso di armi, munizioni, informazioni.

YouTube– Tagesschau- Rechtsextremismus beim KSK: Verteidigungsministerin Kramp-Karrenbauer informiert über Reform

 

Das Kommando Spezialkräfte aus einem ungesunden Eliteverständnis einzelner Führungskräfte in Teilbereichen verselbstständigt habe. Dort hätten sich eine vergiftete Führungskultur, extremistische Tendenzen und ein nachlässiger Umgang mit Material und Munition entwickelt”, si legge nell’ultima relazione presentata in Parlamento dalla Commissaria alla Difesa Eva Högl e relativa all’anno 2020. La riforma voluta da Annegret Kramp-Karrembauer – e non ancora completata – era diventata ormai urgente dopo l’ultima scoperta, nel maggio 2020, di un arsenale seppellito nel giardino di casa di un sergente KSK della Sassonia. C’erano migliaia di munizioni, due chili di esplosivo, un fucile mitragliatore, altre armi, un libro di canzoni delle SS. Ma un conto preciso di quante munizioni e armi siano sparite da quando il corpo è stato fondato, nel 1996, ancora non c’è.

Il processo al militare sassone si è concluso proprio poche settimane fa. Quanto ad André S. , l’uomo è finito in diverse inchieste, compresa quella sulla Uniter e.V., associazione di militari e ex militari da lui fondata e finita anch’essa sotto la lente delle autorità e classificata come “sospetta” dall’Ufficio per la protezione della Costituzione. Anche in questo caso, si analizzano gli stretti rapporti tra agenti di polizia e elementi della scena neonazista, a cui sarebbero state passate “informazioni sensibili”. André S. è stato condannato per violazione della legge sulle armi, ma si è vantato di aver ricevuto informazioni in anticipo sulle indagini a suo carico. Un ufficiale del Mad, il controspionaggio militare, è finito per questo sotto processo. 

—->Deutschlandfunkkultur: Vogliono rovesciare il governo. Intervista a Dirk Laabs

La rete però, tra processi non conclusi e indagini archiviate, ha continuato ad estendere le sue maglie. Ne sono prova le diverse e successive inchieste parallele partite nei diversi Länder, che hanno di volta in volta reso evidenti i legami tra forze dell’ordine ed estrema destra. Non si discute qui delle opinioni politiche personali degli agenti e dei funzionari – tutte legittime nell’ambito delle garanzie costituzionali – ma solo di quando queste si configurano come reato. In Assia, con le chat con contenuti razzisti e le email di minaccia verso avvocati e attivisti dei diritti civili, con informazioni su di loro a cui si poteva avere accesso solo dagli uffici della polizia. In Baviera, con il furto (anche qui) di armi e munizioni. In Renania, dove a settembre dello scorso anno è stata scoperta l’esistenza di una chat dove una ventina di poliziotti condividevano foto di Hitler e slogan razzisti. Di nuovo in Baviera, il coinvolgimento di agenti dell’Unterstützungskommando in una chat dove sono stati condivisi video antisemiti. In Sassonia, con la presenza di agenti a manifestazioni di neo nazi come quella che nel gennaio 2016 ha devastato il quartiere di Connewitz. E, sempre in Sassonia, con l’umorismo macabro (ma si può parlare di umorismo, in questo caso?) con cui due agenti del Sek hanno coniato il loro “nome di copertura” in occasione della visita di Stato di Recep Tayyip Erdogan a Berlino nel 2018. Loro, che erano tra gli agenti che dovevano garantire la sicurezza, hanno scelto “Uwe Böhnhardt”, come il nome del pluriomicida neonazista del gruppo Nsu responsabile di dieci omicidi, nove dei quali di cittadini stranieri, prevalentemente turchi. Turchi come Erdogan. In Niedersachsen, con il coinvolgimento di 26 militari in una indagine per sospette violenze, pornografia, antisemitismo ed estremismo di destra. A questi, che sono reati penali fanno da contorno le tante occasioni in cui gli agenti si sono mostrati solidali, se non conniventi, con chi violava l’ordine pubblico. Per la Sassonia, a titolo di esempio, si può citare tutto ciò che ruota intorno alla vicenda del Freital Gruppe.

Cosa fanno contro questo fenomeno i decisori politici?

Nel luglio dello scorso anno il ministro dell’Interno Horst Seehofer ha rifiutato di lasciar condurre uno studio sul razzismo tra le forze di polizia, che era stato sollecitato dal Consiglio d’Europa e che vedeva il sostegno della ministra della Giustizia. Ci sono voluti tre mesi di critiche e dibattiti per fargli cambiare idea e accettare il rapporto.

Così Seehofer ha finalmente informato il Parlamento che dal 2017 c’erano stati 377 casi di sospetto o accertato estremismo nelle forze dell’ordine e più di 1064 nell’esercito. “Ma non c’è un problema strutturale”, ha assicurato il ministro, anche se in molti gli hanno chiesto su quali basi fonda questa sua certezza. I Verdi hanno chiesto, a febbraio di quest’anno, che la si smetta di considerare le reti estremiste di destra nelle forze dell’ordine come fenomeno marginale. “Vogliamo realizzare un cambio di paradigma nell’affrontare le minacce anticostituzionali verso una politica di sicurezza che renda visibili le reti estremiste di destra e le distrugga invece di sminuirle”, scrivono nel loro comunicato stampa.

—— >Deutsche Welle: Estremismo nella Bundswehr, il racconto di un ex soldato

A mettere in discussione il “problema non strutturale” ci ha pensato tra gli altri il Comitato di controllo parlamentare nel Bundestag (PKGr) che nel dicembre 2020 ha presentato la sua relazione sulla presenza di elementi dell’estrema destra nelle forze dell’ordine.

“L’indagine ha dimostrato che nelle forze armate federali, così come in diverse agenzie di sicurezza della Federazione e dei Länder (polizia e servizi segreti) – e in parte nonostante i controlli di sicurezza esistenti – sono attivi un certo numero di dipendenti con idee estremiste di destra, anche orientate alla violenza. Questi membri dei gruppi presi in considerazione sono, se non tutti con tutti, almeno in gruppi diversi in interconnessione tra di loro. Il networking avviene virtualmente attraverso i social media, e presumibilmente anche in occasione di incontri nell’ambito di scambi di armi, allenamenti di tiro e riunioni professionali. I gruppi di chat e i forum, così come alcune piattaforme internet, giocano un ruolo speciale. Nei forum di chat spesso condividono anche una comune ideologia estremista di destra. Molti partecipanti hanno una pronunciata affinità per le armi, possiedono conoscenze specialistiche dalla loro esperienza nelle forze speciali della Bundeswehr, la polizia e altre autorità, e hanno anche accesso alle armi. In un caso, i membri del gruppo di chat hanno cercato di scoprire lo stato delle indagini penali condotte contro di loro dalle autorità di sicurezza o dalle operazioni di intelligence”.

—— >Leggi: PKGr. Reti estremiste di destra e legami con la Bundeswehr

Il documento, lungo 12 pagine, analizza le diverse agenzie federali mettendone in luce i limiti e gli errori commessi. Chiede, tra le altre cose, una rivisitazione dell’attuale legge sulle armi e considera se non sia il caso, per i membri delle forze di sicurezza, di imporre un diverso codice più restrittivo della legge stessa. “Le normative che regolano il possesso legale di armi e munizioni da parte di privati dovrebbero essere riviste. La possibilità per i privati di acquisire legalmente un numero illimitato di munizioni ha portato in alcuni dei casi investigati a diverse decine di migliaia di proiettili immagazzinati legalmente. Questo significa un maggiore potenziale di pericolo (…)

L’indagine ha rivelato un numero rilevante di casi in cui membri attivi e in pensione di agenzie di sicurezza (in particolare di unità speciali delle forze armate federali e della polizia) hanno utilizzato competenze e conoscenze speciali rilevanti per la sicurezza, acquisite nel corso del loro servizio, contro gli interessi della Repubblica Federale di Germania in gruppi pronti a usare la violenza, senza osservare gli obblighi esistenti di segretezza e riservatezza. Ci dovrebbe essere un’applicazione uniforme della legge a livello federale e statale per quanto riguarda le condizioni generali in cui le attività secondarie per tali soldati e dipendenti pubblici con attività sensibili alla sicurezza(…) siano da proibire. C’è il pericolo che informazioni degne di protezione su conoscenze speciali sensibili alla sicurezza provenienti dalla polizia e dalla Bundeswehr raggiungano inavvertitamente imprese e associazioni private o nel contesto dei cosiddetti corsi di formazione avanzata”.

Come avvenuto nel caso della Uniter e.V., che era collegata alla rete Hannibal, che era a sua volta collegata al poligono “Baltic Shooter”, che era collegato a Franco A., Marko G, ai poliziotti della Sassonia, eccetera eccetera eccetera. E, purtroppo, manca la parola “fine”.

 

Nota: nei media in Germania è (buona) abitudine non fornire le generalità complete di accusati o indagati fino alla condanna definitiva. Pur conoscendo i nomi delle persone citate ci siamo attenuti alla regola tedesca.

Approfondimenti: le interrogazioni parlamentari e le risposte delle autorità preposte

  1. die Linke (Rechte Netzwerke in Polizei und Bundeswehr – Erkenntnisse zu Franco A., Nordkreuz & Uniter e. V.)
  2. die Linke (Gruppo di chat estremista di destra della Bundeswehr a Neustadt am Rübenberge e incendio doloso contro ristoranti appartenenti a proprietari con un passato migratorio)

E’ possibile effettuare una ricerca di tutte le interrogazioni parlamentari attraverso il sito del Bundestag, selezionando “Innere Sichereit” e inserendo come parola chiave “Bundeswehr”

Bild von Hands off my tags! Michael Gaida auf Pixabay

 

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