Il futuro delle città? E’ in mostra

Si apre sabato 11 settembre la mostra “The Future of Cities. Not for Granted”, un’occasione per ripensare il nostro concetto di “abitare” . Vivere sul pianeta terra diversamente sarà possibile?

di Marianna di Marzio

Abitare la città, convivere con i mutamenti demografici, limitare il più possibile il proprio impatto sull’ambiente cercando così di arginare i cambiamenti climatici. Le sfide di questo millennio – molte delle quali finora non sono state troppo prese sul serio, mentre ce ne sarebbe stato un fortissimo bisogno – sono al centro della mostra che si inaugura il prossimo 11 settembre a Lipsia.

The Future of Cities. Not for Granted, allestita nello spazio Halle 14 dello Spinnerei, mette insieme differenti visioni dello spazio urbano dal punto di vista dell’architettura per (ri)pensare il modo in cui si aggregheranno le nuove comunità abitative.

Un tema molto sentito in Germania, dove la questione ambientale resta ai primi posti nelle preoccupazioni dei tedeschi, anche in vista delle prossime elezioni federali. E ambiente e urbanistica sono strettamente legati: non c’è soltanto la fortissima gentrificazione di quartieri storici nelle grandi e medie città, il loro ingrandimento smisurato senza una politica in grado di governare efficacemente la pianificazione, ma ci sono anche dibattiti politici sulle conseguenze dell’uso del suolo – con i Verdi e la Linke a chiedere che venga limitata la costruzione di abitazioni singole, per esempio, proprio per evitare che venga sottratta altra terra alla natura.

“Abbiamo iniziato a concepire questa mostra/simposio nel febbraio 2020”, dice l’architetta Lilly Bozzo-Costa, co-iniziatrice del progetto. “La pandemia ci ha colto all’inizio di questo percorso e in qualche modo lo ha reso più necessario. È stata l’occasione per riflettere su come una fase del capitalismo stia finendo e come lo sviluppo urbano così come finora l’abbiamo concepito non funzioni più, e chiederci che proposte abbiamo”. Qualcosa, continua Bozzo Costa, è già cambiato. “Come se fossimo finiti dentro un esperimento non voluto, ma che è stato in grado di mostrare un volto diverso delle cose. Penso a Venezia e alle grandi navi, che sembrava impossibile scomparissero dall’orizzonte. Eppure in questo anno e mezzo di panedemia, tra lockdown e limitazioni, la città si è scoperta quasi deserta, senza turisti, ha ritrovato un senso di comunità, e all’improvviso fare a meno delle grandi navi è stato semplice”.

Da una Venezia che si ritrova a nuove città da concepire. The Future of Cities. Not for Granted”  vedrà tra le altre la presenza di Raul Pantaleo, che con il gruppo di TamAssociati ha costruito centri medici per Emergency in Kurdistan, in Sierra Leone, in Afghanistan, così come scuole di cinema e biblioteche in Uganda, o luoghi di preghiera in Sudan. A lui si deve la parola “bellitudine”, che da errore linguistico è diventata la cifra del loro lavoro: portare nei luoghi colpiti dalla guerra qualcosa di più della “bellezza” come concetto solo estetico.

“In questi anni abbiamo lavorato in mezzo alla guerra pensando a edifici che potessero veicolare un messaggio di futuro. L’architettura è diventata cosi tramite per comunicare un’utopia, per rappresentare concretamente una realtà possibile in contesti come l’Afghanistan, martoriato da una guerra che sembra non finire mai. Il nuovo blocco operatorio del centro di chirurgia di guerra di Emergency a Kabul o la nuova maternità nella valle del Parishir sono qualcose di più che edifici, perché si configurano come strumenti di resistenza verso una realtà che appare ineluttabile”

Raul Pantaleo, “La sporca bellezza”, Elèuthera editrice, 2016.

Costruire in modo sostenibile nei materiali e nell’impatto energetico, sfruttare le possibilità offerte dalla digitalizzazione senza che questa diventi uno strumento di dominio e controllo, ideare percorsi di collettività per limitare i consumi – con un ampio spazio a tutto quello che diventa solidale: questi sono i punti salienti di The Future of Cities. Not for Granted.

La mostra, che illustra da parte di artisti e architetti il modo in cui 11 Paesi hanno risposto a queste sfide, è l’occasione per riprendere il filo di iniziative analoghe già organizzate nel passato da Halle14, come “How architecture can think socially?” (2003), “Xtreme Houses” (2004) e “Neue Urbane Produktion” (2018). Si inaugura, come detto, l’11 settembre a Halle14 con due interessanti conferenze (vedi programma) ma resterà aperta fino alla fine di gennaio. In occasione della chiusura (28 e 29 gennaio 2022) si terranno due giornate di simposio internazionale “in cui ci saranno tre argomenti dominanti”, spiega ancora Bozzo Costa. “Quali visioni per la città del 21esimo secolo, come adattarsi al cambiamento climatico e al cambiamento demografico, come cambieranno le città e intorno a quali concetti ruoteranno”. Anche qui già qualcosa si muove, ed è grazie alle giovani generazioni, sottolinea Lilly Bozzo Costa. “I giovani chiedono un futuro con meno automobili, con spazi urbani diversamente abitati, il ritorno ai negozi di prossimità, per esempio, e la fine dei grandi centri commerciali fuori dall’abitato che finora hanno dettato lo sviluppo urbanistico delle grandi città. Per la Germania l’Italia, con i suoi centri storici comunque vivi, vissuti, non ridotti solo a uffici e negozi, è un importante modello di riferimento per il futuro delle città. Oggi sono gli stessi imprenditori immobiliari a richiedere uno sviluppo misto – e cioè edifici con spazi abitativi, negozi, asili, biblioteche”.

E per capire meglio come progettano le giovani generazioni, durante tutto il periodo della mostra, ogni venerdì e sabato, sarà possibile scoprire il progetto educativo “Bauspielplatz Kunst Kammer – Playing with the Rules”. Il Bauspielplatz di Plagwitz, per chi non lo conoscesse, è uno dei luoghi più interessanti e significativi per farsi spiegare il concetto di “spazio di vita” nei bambini e nelle bambine, come raccontava Francesca Piccinotti in questo articolo di un anno fa.

Dove:
Halle 14, Zentrum für zeitgenössische Kunst
Leipziger Baumwollspinnerei
Spinnereistr. 7
04179 Leipzig
T: +49 341 492 42 02

Quando:
dal 12 settembre 2021 al 29 gennaio 2022.
Inaugurazione l’11 settembre 2021 alle ore 15 con il saluto di Friederike Tappe-Hornbostel (Kulturstiftung des Bundes).
Ore 16: “After us the deluge”: Conferenza di Kadir van Lohuizen (fotogiornalista, Amsterdam)
ore 17: “Seven Stories of the Mellonpolis”: Conferenza di Michael Pecirno e Charles Rickleton (Studio Forage, London)

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