La Germania cerca i suoi colori

Sarà di nuovo una GroBe Koalition? Si viaggerà verso il Kenya, verso la Giamaica, oppure prenderà vita il raro (e temuto) R2G, l’alleanza tra Spd, Linke e Verdi? Ci sarà una coalizione “semaforo” o una “tedesca”? A tre settimane dalle elezioni federali in Germania, tutti gli scenari sembrano ancora realizzabili.

di Paola Mirenda

A fronte dell’alto numero di indecisi e non votanti, i sondaggi pre-elettorali non assicurano più nessuna certezza. Tuttavia è impossibile non considerare come un segnale la regressione della Cdu, il più forte partito della Germania, che crolla al 20 per cento del gradimento (meno 12% rispetto alle passate elezioni), e non considerare come segnale altrettanto significativo l’ascesa della Spd, data al 25 per cento. Un sorpasso che non avveniva da 19 anni. Certo, entrambi i partiti sono lontani dalle loro migliori performance, e basti considerare che la somma attuale dei loro voti è inferiore a quanto ottenuto dalla Cdu nel 1983 (quando prese il 48 per cento dei consensi) e poco più di quanto l’Spd aveva nell’ormai lontanissimo 1980, il 42,9 per cento – percentuale che resta il suo miglior risultato.

Ma quasi quaranta anni dopo, con la Germania riunificata, l’Unione europea allargata, almeno due crisi economiche pesanti alle spalle, i disastri del 2001 – tra guerre e conflitti sociali -, una crisi climatica senza precedenti attraversata da un disastro nucleare (Fukushima 2011) e nel perdurare di una pandemia tuttora presente, la realtà è ben altro. La nazione si è poggiata negli ultimi sedici anni sul carisma di una sola persona, la Cancelliera Angela Merkel, eletta nel 2005 in una consultazione che aveva assegnato al suo partito “appena” il 35,2%. Barcamenandosi tra diversi alleati, Merkel ha retto il timone del Paese con un gradimento personale sempre abbastanza alto: a oggi, il suo operato è apprezzato dal 94 per cento degli elettori del suo partito, dall’89 per cento dei Verdi, dal 74 per cento della Linke. Persino tra chi vota AfD ha un gradimento di non poco conto, il 30 per cento.

Statistik: Was meinen Sie, war Angela Merkel in den 16 Jahren ihrer Kanzlerschaft eine gute Kanzlerin, oder war sie das nicht? (nach Parteipräferenz) | Statista
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Per fare un confronto, se oggi si votasse per l’elezione diretta del Cancelliere/Cancelliera, il suo successore nel partito, Armin Laschet, avrebbe appena il 18 per cento dei consensi. Olaf Scholz, il candidato di punta dell’Spd, tre volte tanto, il 53 per cento. L’unica altra candidata cancelliera possibile, Annalene Baerbock, il 14 per cento. Si tratta ovviamente di indicazioni, visto che il Cancelliere/Cancelliera viene eletto dal Parlamento. Ma l’indice di fiducia dei cittadini e delle cittadine nei confronti delle proposte presentare dai partiti è chiaro. Scholz attira più consensi non per la sua faccia – peraltro sorridente e simpatica – ma per il ruolo finora svolto come vice cancelliere e come ministro delle Finanze, in un periodo segnato da una nuova crisi economica dovuta alla pandemia da Coronavirus. E questo nonostante gli scandali, come quello relativo all’acquisto di false mascherine. Il suo gradimento è il doppio di quello per l’Spd, così come quello di Laschet è la metà di quello della Cdu.

—->Chi governa con Merkel è destinato a perdere consensi? Scopritelo con  il grafico interattivo del Berliner Morgenpost

Armin Laschet è il brutto anatroccolo di queste elezioni: arrivato alla candidatura a Cancelliere dopo la rinuncia di Annegret Kramp-Karrembauer, ma soprattutto dopo una battaglia pesante nel suo partito, paga ancora oggi quella risata dopo le alluvioni di luglio, con più di 180 morti in diversi Länder, tra cui quello da lui governato, il Nord Reno Westfalia.

Per cercare di risollevarne le sorti è intervenuta anche Angela Merkel, che più che puntare sulle qualità di Laschet ha dovuto agitare l’antico e mai sopito spettro del comunismo. “Scholz vuole governare con Die Linke, una scelta che io non avrei mai fatto”, ha detto nella conferenza stampa del 31 agosto, paventando appunto una coalizione R2G, rot-rot-grün .

“Ma nessuna parola verso il pericolo nazista nel Paese”, le ha rimproverato Margarete Stokowsky in un editoriale su Der Spiegel. “Eppure sarebbe quella la vera preoccupazione da avere, e tuttavia è uno degli argomenti assenti da questa campagna elettorale”.

Dalle precedenti elezioni a oggi non sono passati solo 4 anni: sono passati anche centinaia di messaggi via chat tra le forze di polizia in cui si inneggiava a Hitler; sono passate decine di indagini sulla Bundeswehr per le infiltrazioni nazi; sono passate altrettante decine di inchieste sui gruppi paramilitari legati all’estrema destra. Sono passate, persino, tante segnalazioni dell’Ufficio della protezione della Costituzione su derive estremiste di partiti presenti in Parlamento, come AfD. Ma il problema, dice ancora con sconcerto Stokowsky, “sembra essere la sinistra”. E Scholz, per i giovani della Cdu, è “ein linksextremer Verbotswolf.”

Die Linke al governo è uno specchietto per allodole? In parte sì, viste le tante coalizioni possibili e più probabili di una R2G.
Del resto la stessa Spd non è convinta di un’alleanza di questo tipo. Oltre a dichiarazioni esplicite, come quella di Georg Maier, leader Spd della Turingia – che tuttavia è ministro dell’Interno in un governo a guida Linke (con Bodo Ramelow presidente) , anche i sondaggi interni dicono che non tutti gli elettori sarebbero d’accordo: il 50 per cento degli elettori Spd la troverebbero una cattiva idea, contro il 57 per cento dell’elettorato nel suo complesso. E Scholz, il candidato cancelliere? Per adesso sembra puntare a raccogliere l’elettorato orfano di Angela Merkel che non si riconosce il Laschet né in Merz, l’altro candidato della destra del partito ora in corsa per un eventuale ministero della Finanze, se a guidare la prossima coalizione ci fosse la Cdu. Scholz, a fronte di queste prospettive, strizza l’occhio a quell’elettorato cristiano democratico che però è anche progressista, relativamente femminista, moderatamente socialista, pragmaticamente “accoglientista”, in poche parole anti Laschet/Merz/Söder. Scholz può essere considerato un estremista di sinistra? Vale per lui la definizione di un altro editorialista di Spiegel: “Olaf Scholz, der bürgerlicher ist als Samstag Auto waschen”. Più borghese di così.

Die Linke serve per non affrontare altri temi politici, che sarebbero più problematici in questa campagna elettorale. La pandemia da Coronavirus, in primo luogo, e la crisi economica che ne è un corollario. Nel Wahl-0-Mat, presentato il 2 settembre, solo una delle 38 domande presenti riguarda il Covid, ed è quella che chiede se i vaccini debbano continuare a essere protetti da brevetti. Nient’ altro in tutto il resto dei temi della campagna elettorale. Il Wahl-0-Mat estrapola le proprie domande dagli argomenti cardine di ogni partito che si presenta al voto, e in questo senso fotografa esattamente la direzione che questa campagna del 2021 ha preso: come a dire che la realtà è brutta, quindi passiamo oltre.

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Foto di apertura von FelixMittermeier auf Pixabay

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