Verso le elezioni. Klimastrike, l’ambiente al voto. E oggi in piazza

Quattro appuntamenti a Lipsia, centinaia in tutto il mondo. La generazione in cerca di (miglior) futuro è di nuovo in piazza. E in Germania l’obiettivo è il prossimo Bundestag

di Marianna di Marzio

—->Il programma delle demo
—–>Manifestare, le regole gegen Corona

Tornare a manifestare, dopo tanto tempo, a livello globale. Il 24 settembre 2021 saranno i giovani e le giovani di Fridays for future a riempire le strade delle oltre cento città nel mondo che hanno già aderito, e delle altre che si uniranno spontaneamente.

L’ultimo sciopero mondiale era stato indetto il 19 marzo del 2021, ma sei mesi dopo (quasi) nulla è cambiato nei consumi e nelle prospettive per il futuro. Il più recente rapporto sul clima, pubblicato a luglio, ha evidenziato un gap enorme tra le misure necessarie per mitigare gli effetti del cambiamento climatico e quelle finora prese.

https://www.ipcc.ch/report/ar6/wg1/

“Mitigare” sembra l’unico verbo possibile, perché il tempo per invertire la rotta è quasi esaurito. Secondo l’orologio ideato dall’Istituto di ricerca sul clima di Berlino (MCC) per evitare un surriscaldamento superiore a 1,5 gradi restano solo pochi anni, per l’esattezza 9 anni e 28 giorni alla data di oggi. Senza un cambio di strategia, questo tempo potrebbe ridursi di molto e esaurirsi in breve.

—–> Controlla anche tu quanto tempo resta. Qui l’orologio

Molte città, per porre l’accento sull’urgenza di agire, hanno installato il Climate Clock in luoghi visibili al pubblico: lo trovate a New York, a Londra, a Accra, a Berlino, a Roma. Non c’è ancora a Lipsia: la raccolta fondi aperta a luglio per crearne uno procede lentamente, ed è attualmente al 54 per cento dell’obiettivo richiesto.

Tuttavia, come detto da molte parti, il cambiamento climatico non è stato una componente così preminente nel dibattito politico prima delle elezioni del prossimo 26 settembre. Si è parlato di ambiente, certo, ma le posizioni di alcuni partiti vanno in direzione completamente opposta a quelle che sono le richieste delle giovani generazioni e di chiunque abbia a cuore il mondo prossimo venturo. Per esempio la Cdu, che ha governato negli ultimi 16 anni, non intende accelerare il processo per porre fine alla dipendenza dal carbone. Ci sono ragioni sociali ed economiche, ovviamente, ma il tempo per affrontarle indubbiamente c’è stato.

Sciopero della fame e della sete per il clima

Un gruppo di 6 giovani aveva iniziato, alla fine di agosto, uno sciopero della fame per chiedere che si discutesse pubblicamente prima delle elezioni di cambiamenti climatici e politica di protezione dell’ambiente. Avevano indicato una data limite per una risposta, quella del 23 settembre. Nel frattempo niente cibo e, per alcun*, niente acqua. Nell’ultima settimana, stremat*, alcun* di loro sono finit* in ospedale. Ma la risposta – organizzare un dibattito su questo tema tra le persone candidate alla Cancelleria – non è arrivata. C’è chi ha sospeso lo sciopero il giorno stesso dell’ultimatum in segno di una totale sfiducia nei canditati e nelle elezioni, c’è chi ha deciso di continuarlo per mostrare fin dove arriva l’indifferenza della politica.

Lo sciopero di domani sarà, almeno in Germania, anche una protesta per questo e un invito a considerare bene le scelte che si faranno nelle urne. È un invito esplicito, non sotterraneo, già fatto con la “Klimabrief an die Großeltern und Eltern”, la lettera a nonn* e genitori. Perché la gran parte delle persone che partecipano alle mobilitazioni indette da Fridays for Future ha meno dei 18 anni necessari per votare, ma saranno quelli che cresceranno e invecchieranno in un mondo reso peggiore anche da chi oggi ha la possibilità di scegliere quale direzione prendere.

Quello che voglio dalla nostra società e dal governo è che riconoscano i segni dei tempi e non si aggrappino all’eterno ieri. Che non solo riconosca la crisi climatica sulla carta, ma agisca anche in modo appropriato in conformità con l’enorme urgenza. Che unisca la nostra società e non continui a dividerla in ricchi e poveri. Che sostenga la ripresa green e quindi crei posti di lavoro qui in Germania e, soprattutto, che pensi anche al domani. In modo che sia ancora nostra la possibilità di plasmare da soli il nostro futuro e non sia la crisi climatica a decidere come andranno avanti le cose.

Leipzig für Klima, lettera ai nonni e alle nonne.

Nessun* si illude che le sole soluzioni possibili stiano in Parlamento, ma è certo che un Bundestag sensibile alle questioni ambientali è meno “nemico”, o “avversario” che dir si voglia, di chi cerca altre strade.

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