Rapunzel, Persinette o prezzemolo? Storia di una storia

Nei meandri della biblioteca di Italiani a Lipsia abbiamo scovato un documento di assoluta rarità: la lettera di risposta al manoscritto di Rapunzel, dei fratelli Grimm. Ovviamente si tratta di una fantasia, ma speriamo che possa divertirvi e incuriosirvi. Buona lettura!

di Davide Gottini

Gentili signori Jacob e Wilhelm Grimm,

è soprattutto per etica professionale che ci sentiamo obbligati alla più schietta franchezza: il manoscritto che ci avete inviato, dal titolo Rapunzel, non funziona e non entrerà a far parte del nostro catalogo.

Lasciate che motivi questo rifiuto cominciando da un breve riassunto della vostra storia, per assicurarmi di aver letto lo stesso testo che voi avete scritto.

Da molto tempo un uomo e una donna desiderano avere un figlio. Finalmente la donna si decide a pregare Dio, e i suoi desideri vengono accolti. Durante la gravidanza, la donna vede dell’insalata nel giardino di fronte a casa sua, e la assale una voglia incontenibile. Dichiara al marito che se non gli avesse procurato quell’insalata si sarebbe uccisa.

“Costi quel che costi, avrai la tua insalata, donna”, risponde il marito.

Lo sventurato, nell’atto di rubare l’insalata dal giardino di fronte, si trova davanti la proprietaria di casa, che la malasorte vuole essere una strega. I due, tuttavia, raggiungono un accordo che sembra soddisfare entrambi. L’uomo potrà prendere tutta l’insalata che vuole, ma il bambino o la bambina tanto desiderata andranno alla strega.

La bambina che nasce è ovviamente la più bella creatura mai toccata dal sole, e viene chiamata come la varietà di quell’insalata galeotta: Rapunzel. Appena dodicenne, la bambina viene portata in un bosco sperduto e rinchiusa dalla strega in una torre senza porte, alla quale si può accedere solo usando i lunghi e dorati capelli di Rapunzel come fossero una fune.

Un giorno passa per quelle terre il figlio del Re, ricco, bello e simpatico. Sente Rapunzel cantare malinconica, e se ne innamora. Così fa proprio quel che ci si aspetta dal figlio del Re: spia la donna senza farsi riconoscere, e si accorge che la strega va a trovarla ogni giorno. Una sera, fattosi coraggio, il Principe intona la frase di rito (“Rapunzel, Rapunzel, lass dein Haar herunter!”), scala la torre e si trova davanti la bella dodicenne, alla quale dichiara il proprio amore. I due pianificano la fuga.

Ma tutto precipita quando gli innamorati vengono scoperti dalla strega (ah, in un momento imprecisato, tra il loro primo incontro e il naufragio dei loro piani di fuga, Rapunzel rimane incinta). La strega acceca il Principe, taglia i capelli a Rapunzel e la abbandona nel deserto.

Il Principe vaga anni e anni letteralmente alla cieca, finché non sente un canto lontano, e riconosce la triste voce di Rapunzel. Le lacrime di lei, sgorgate sui vuoti occhi di lui, rompono l’incantesimo. Il Principe e Rapunzel, che intanto ha partorito nel deserto due gemelli, tornano al Castello, si sposano, eccetera.

Ora, signori Grimm, il meglio che possiamo fare, oltre a invitarvi ad approfondire le psicologie dei vostri personaggi, è consigliarvi qualche lettura.

Il caso vuole che una scrittrice francese, Charlotte-Rose de Caumont de La Force, abbia scritto una storia per molti aspetti simile alla vostra, dalla quale forse potrete ricavare qualche ispirazione. Eccone un breve riassunto.

Una moglie incinta brama il prezzemolo nel giardino di fronte, e il marito cerca di rubarlo, ma la fata (stavolta è una fata, non una strega-matrigna) lo scopre e, in cambio di una mancata denuncia che gli sarebbe costata la vita, lo convince a dargli il nascituro. Ma la fata diventa quasi di famiglia: assiste al parto, e, quando la bambina cresce, si dice preoccupata a causa della sua bellezza, così la porta in una torre d’argento nel mezzo della foresta, dove la fa vivere nella più assoluta ricchezza, circondata di bei vestiti e cibo prelibato. La fata visita regolarmente Persinette usando i suoi capelli, proprio come nella vostra versione!

Qui entra in scena il Principe, dal quale tuttavia, Persinette è spaventata. Il Principe imita la voce della fata, e dunque inganna Persinette per farsi calare i capelli e accedere alla torre. La seduce, e torna ogni notte. Persinette rimane incinta. Notando la gravidanza di Persinette, la fata le taglia i capelli e la sposta in una grotta, dove le mette a disposizione tutto il cibo di cui ha bisogno, e può vivere comodamente. Nella grotta Persinette partorisce due gemelli. Nel frattempo, la fata informa il Principe che Persinette non è più affar suo, e quello si lancia dalla torre rimanendo accecato. Comincia a vagare nel bosco finché non sente la voce di Persinette e dei suoi figli. Lei piange, rivedendolo, e lui riacquista la vista.

A questo punto, il cibo di Persinette si trasforma in pietra e l’acqua in cristallo. Le erbe diventano rospi e creature velenose, e gli uccelli draghi e arpie. Persinette e il principe si preparano a morire, e si abbracciano. La fata, commossa dalla loro devozione, arriva su un carro d’oro, li porta al palazzo del Re, dove vengono accolti.

Come vedete, signori Grimm, non c’è bisogno di inventare utopie. Basta approfondire un poco le sorti dei vostri personaggi, curarli un po’ meglio, ascoltarli con più attenzione.

La fata ottiene la bambina, ma non la punisce come fa la vostra strega. Del resto, perché dovrebbe? E’ lei ad averla voluta! Se ne prende cura, e nonostante la rinchiuda nella torre, provvede a farla vivere come una regina. E’ una madre iperprotettiva, criticabile, certo, ma credibile! Il profilo del Principe è altrettanto chiaro: è un predatore sessuale con tratti di narcisismo patologico. Imbroglia la bambina imitando la voce della fata, poi la seduce. Informato delle conseguenze delle sue azioni, non è capace di accettarle e maldestramente cerca di uccidersi. La fata sa che Persinette non ha colpe, e dunque la nasconde in una grotta, ma senza punirla. Di fronte al pericolo di una famiglia con due bambini piccoli sterminata da una flotta di mostri, la fata salva Persinette e il Principe, mostrando di possedere non solo la rara virtù del perdono, ma anche un invidiabile pragmatismo.

Perciò leggete Mademoiselle de La Force, signori Grimm, e quando avrete prodotto una favola complessa, piena di tensione e popolata di personaggi che potrebbero essere voi stessi, non esitate a contattarci di nuovo.

Buon lavoro,

G*** Verlag

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Come sapete, la nostra biblioteca offre libri per bambini e ragazzi di tutte le età, e di certo non ci facciamo mancare le favole dei fratelli Grimm. 

Mademoiselle de La Force, alla cui versione i fratelli Grimm si sono effettivamente ispirati per scrivere la loro Rapunzel, ha a sua volta tradotto dal napoletano una favola di Giambattista Basile (1566-1632), dal titolo Petrosinella. Se vi interessa saperne di più, ecco qualche link:   

https://en.wikipedia.org/wiki/Charlotte-Rose_de_Caumont_de_La_Force;

https://www.grin.com/document/346488

https://en.wikipedia.org/wiki/Petrosinella   

Immagine di copertina: Arthur Rackham, Rapunzel, 1909. Public domain

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