La guerra ferma i motori in Sassonia

Annunciata la cassa integrazione per migliaia di dipendenti a partire da questa settimana. 

di Mara Boifava

La Volkswagen ha messo i suoi operai in cassa integrazione già la scorsa settimana, riducendo il lavoro a due giorni a settimana. La Porsche inizia ora, con un blocco che dovrebbe durare, stando alle voci che girano nelle fabbriche, fino a tre settimane. Colpito è anche tutto l’indotto che ruota intorno alle fabbriche maggiori. Si tratta di migliaia di operai e operaie (oltre ai dipendenti diretti delle due Case automobilistiche ci sono le centinaia di lavoratori e lavoratrici delle fabbriche sussidiarie) a cui stavolta non arriveranno gli aiuti che due anni fa erano stati stanziati per le chiusure dovute alla pandemia.

Riguardo a questo particolare aiuto all’inizio di febbraio il Ministro federale del lavoro Hubertus Heil ha annunciato che in Germania la normativa sulla cassa integrazione, in scadenza a fine marzo, sarà prorogata fino al 30 giugno 2022, estendendo inoltre il periodo massimo di percezione della cassa integrazione da 24 a 28 mesi.

Questo permetterà di salvaguardare i posti di lavoro e le imprese, come sottolinea anche il ministro sassone dell’Economia e del Lavoro, Martin Dulig, che aveva appunto portato avanti una campagna per un’estensione delle norme speciali dopo il 31 marzo: “Con questa importante decisione, molti lavoratori e soprattutto le piccole imprese possono tirare un sospiro di sollievo. I regolamenti speciali per il lavoro a tempo ridotto assicurano posti di lavoro e aziende. La crisi causata dalla pandemia non è ancora finita per alcuni settori. La cassa integrazione è ancora necessaria soprattutto nell’industria alberghiera e della ristorazione, nell’industria degli eventi, nell’industria dei viaggi, nel settore della vendita al dettaglio e nell’economia commerciale a causa delle catene di approvvigionamento interrotte. È lo strumento più efficace per garantire l’occupazione e la manodopera qualificata e finora ha protetto centinaia di migliaia di lavoratori dalla minaccia di licenziamento”.

La cassa integrazione continua, in teoria, a stabilizzare il mercato del lavoro in Sassonia: secondo l’Agenzia federale del lavoro, 37.765 persone in 5.788 aziende sono state in cassa integrazione nell’ottobre 2021, ovvero il 2,3% dei dipendenti soggetti a contributi sociali in Sassonia. I numeri sono aumentati ancora tra fine 2021 e inizio 2022: circa 9.000 aziende hanno segnalato cassa integrazione per 88.000 dipendenti, la maggior parte dei quali nei settori della ristorazione, dell’alloggio, dei servizi alla persona e del commercio al dettaglio.

Riusciranno le nuove norme a aiutare le imprese nonostante la guerra e i nuovi ostacoli?

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