Referendum: SI o NO?

Il 12 giugno gli italiani sono chiamati a votare per il primo turne delle amministrative (950 comuni- Friuli, Trentino, Valle d’Aosta, Sardegna e Sicilia) e referendum, tuttavia solo un italiano su quattro è informato dei contenuti del referendum sul complesso tema giustizia e soprattutto sulle conseguenze del SI. Proviamo a vederle insieme.

di Mara Boifava

Un referendum abrogativo, cioè di cancellazione dell’attuale normativa, voluto da Lega e radicali, con domande volutamente ambigue, i cui quesiti, riguardanti incandidabilità dei politici condannati, misure cautelari, separazione delle funzioni dei magistrati e giudici, elezione del Consiglio superiore della magistratura (Csm), sono stati dichiarati ammissibili dalla Corte costituzionale lo scorso 16 febbraio.

Bisogna puntualizzare che tre di questi cinque quesiti, ovvero quelli inerenti alle modalità di valutazione della professionalità dei magistrati e separazioni delle carriere (quesito 3), alla riforma dei consigli giudiziari (quesito 4) e alle modalità di elezione dei membri togati del Csm (quesito 5) potrebbero venire annullati se, prima della data delle elezioni, venisse approvata definitivamente dal Senato la “riforma Cartabia”, che interviene sulle medesime questioni.

Dopo la riforma del processo penale e di quello civile, già approvate in via definitiva lo scorso settembre e lo scorso novembre, in aprile la Camera dei Deputati ha infatti approvato anche la riforma che riorganizza in senso ampio il Csm, ma il testo deve essere ancora approvato dal Senato.

Chi vota e come si vota?

Potranno votare tutti i cittadini maggiorenni, in Italia o all’estero (iscritti all’AIRE- circa 51.533.195 elettori o temporaneamente all’estero, che hanno presentato domande entro l’11 maggio): la domenica 12 giugno dalle 7 alle 23 in Italia oppure in anticipo per posta tramite l’Ambasciata. Le schede dovranne essere rinviate all’Ambasciata entro e non oltre il 9 giugno alle 16.

Chi, entro il 29 maggio, non avesse ricevuto il plico elettorale con schede e istruzioni potrà richiederne un duplicato all‘Ambasciata ( Lipsia fa capo Berlino, per chi fosse nuovo):

Mail- berlino.elettorale@esteri.it.

Istruzioni e FAQ: Ambasciata

Si tratta di scegliere se abrogare (quindi cancellare) o mantenere alcune normative: con il SI si desidera che la norma sottoposta a Referendum sia abrogata, con il NO si sceglie di far rimanere in vigore la norma.

Importante in questo caso è anche il punto quorum: a differenza di un referendum costituzionale in Italia per un quesito abrogativo è previsto il quorum perché l’esito delle urne sia valido. Pertanto per i 5 referendum sulla giustizia dovrà esprimersi almeno il 50% più uno degli elettori. Questa percentuale viene rilevata per ogni singolo quesito. Sotto la soglia del 50% più uno, il risultato del referendum sarà nullo e non ci saranno cambiamenti alle leggi (niente quorum euivale a NO).

Gli elettori avranno la possibilità di rifiutare una o più schede, per non essere conteggiati in quella determinata consultazione e non influire sul relativo quorum. Quindi si può anche votare per uno solo dei referendum o per due o per tre, senza essere conteggiati tra i votanti degli altri quesiti.

Quesiti e significato di SI o NO

Foto- Ambasciata italiana di Berlino

Potete trovare i testi completi dei referendum a qesto link sul sito dell’Ambasciata.

Ecco le varie schede, con i loro temi e il significato del SI o NO.

SCHEDA 1– rosa/rossa- incandidabilità dei politici condannati

Il quesito chiede di abrogare il decreto Severino del 31 dicembre 2012 che prevede una serie di misure per limitare la presenza nelle cariche pubbliche amministrative di persone che hanno commesso determinati reati.

Vittoria del SI o NO?

VOTO NORimarrebbe in vigore l’attuale decreto Severino e quindi persone con determinati reati non potrebbe ricoprire cariche pubbliche e politiche.

Quindi votare NO significa impedire che parlamentari, sindaci e amministratori condannati per mafia, corruzione, concussione o truffa possano tornare a candidarsi e a ricoprire cariche pubbliche.

VOTO SI- Abrogazione del decreto Severino– i concetti di incandidabilitàdecadenza verranno abrogati e anche ai condannati in via definitiva verrà concesso di candidarsi o di continuare il proprio mandato. A decidere su eventuali divieti di ricoprire cariche tornerà a essere solo il giudice chiamato a decidere sul singolo caso, come è avvenuto fino al 2012.

Quindi votare Si significa permettere a condannati per reati gravi di ricoprire cariche politiche e pubbliche.

Spiegazione dietro al quesito– legge Severino

Il decreto legislativo che il referendum vuole abrogare è meglio conosciuto come “decreto Severino” , che stabilisce il divieto di ricoprire incarichi di governo, l’incandidabilità o l’ineleggibilità alle elezioni politiche o amministrative per coloro che vengono condannati in via definitiva per determinati reati gravi, anche se commessi prima dell’entrata in vigore del decreto stesso.

Ad esempio, secondo questo decreto, non si possono candidare come cariche di deputato, senatore e membro del Parlamento Europeo persone condannate a più di due anni di carcere per reati sociali (mafia o terrorismo), per reati contro la pubblica amministrazione (come peculato- truffa, corruzione o concussione) e per delitti non colposi per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore a 4 anni.

Inoltre il decreto Severino stabilisce dei criteri anche per quanto riguarda l’incandidabilità alle cariche elettive regionali o negli enti locali. Prevede, infine, in caso di condanna non definitiva, la sospensione dalla carica in via automatica per un periodo massimo di 18 mesi.

SCHEDA 2- arancione- Limitazione delle misure cautelari

Le misure cautelari sono provvedimenti – decisi da un giudice – che limitano la libertà di una persona sotto indagine (quindi non ancora condannata). Alcuni esempi sono la custodia cautelare in carcere, gli arresti domiciliari o il divieto di espatrio.

Il quesito chiede di togliere la possibile “reiterazione del reato” dai motivi per cui i giudici possono disporre la custodia cautelare in carcere o i domiciliari per una persona durante le indagini e quindi prima del processo. Al momento la reiterazione del reato è una delle tre motivazioni per cui il giudice può decidere la custodia in carcere, che può essere appunto motivata dal pericolo che la persona indagata ripeta il reato di cui è accusata, dal pericolo di fuga o da quello che vengano alterate le prove a suo carico.

Vittoria del SI o NO?

VOTO NO- Se vincerà il NO o non verrà raggiunto il quorum la reiterazione di reato continuerà a rimanere uno dei motivi per la custodia cautelare in carcere.

Chi è per il “no” sostiene infatti che, se cambierà, la legge sarà molto difficile applicare misure cautelari a persone indagate per gravi reati, come corruzione, stalking, estorsioni, rapine e furti, e che non ci sarebbe comunque alcuna garanzia di non mettere in carcere persone innocenti, poiché le altre motivazioni rimangono applicabili.

VOTO SI- Il giudice potrà disporre le misure cautelari per gli indagati solo per pericolo di fuga o inquinamento delle prove.

Chi è per il “sì sostiene che, negli ultimi trent’anni, circa 30 mila persone siano state incarcerate innocenti soprattutto in base al punto “reiterazione di reato”.

SCHEDA 3- gialla– separazione delle carriere per i magistrati

Chiede all’elettore se vuole vietare ai magistrati di passare dal ruolo di giudici (che appunto giudica in un procedimento) a quello di pubblico ministero (la parte che accusa e coordina le indagini con la polizia), e viceversa. 

Durante la loro carriera i magistrati possono passare per un massimo di quattro volte dal ruolo di giudice a quello di pubblico ministero e viceversa.

Vittoria del SI o NO?

VOTO NO o niente quorum- Rimane tutto come ora con la possibilità di scambio di ruolo dei magistrati.

Chi è per il “no” sostiene che la separazione delle carriere non abbia senso dal momento che formazione e concorso per accedere alla magistratura resterebbero in comune. Inoltre, alcuni temono un maggior controllo dei pubblici ministeri da parte del Governo.

VOTO SI– porta a una separazione netta delle due funzioni e il magistrato dovrebbe decidere a inizio carriera quale percorso intraprendere.

Chi è per il “sì” sostiene che separare le carriere garantirebbe una maggiore imparzialità dei giudici, perché così sarebbero slegati per attitudini e approccio dalla funzione punitiva della giustizia che appartiene ai pubblici ministeri. 

SCHEDA 4- scheda grigia– valutazione dei magistrati

Si tratta del quesito sulle pagelle ai magistrati. Chiede all’elettore se vuole che l’operato del magistrato possa essere valutato dai membri “laici” di Consiglio direttivo della Cassazione e dei consigli giudiziari, ovvero i non magistrati. Al momento ciò non avviene perché la Legge del 2006 lo impedisce. 

In Italia, i magistrati vengono valutati ogni quattro anni sulla base di pareri motivati, ma non vincolanti, dagli organi nominati sopra. In questi organi, insieme ai magistrati, ci sono anche avvocati e professori universitari, ma soltanto i magistrati possono votare nelle valutazioni professionali degli altri magistrati, gli altri per ora fungono solo da consulenti.

Vittoria del SI o NO?

VOTO NO o niente quorum- Come ora, solo i magistrati potranno valutare gli altri magistrati.

Chi è per il “no” è convinto che le valutazioni potrebbero essere pregiudizievoli e ostili, in caso di antipatie o rancori tra avvocati e magistrati. Non bisogna infatti dimenticare che nei processi i pubblici ministeri rappresentano la controparte degli avvocati.

VOTO SI- Anche avvocati e gli altri membri non magistrati potranno esprimere valutazioni sull’operato dei magistrati.

Chi è per il “sì” sostiene che questa riforma renderebbe la magistratura meno autoreferenziale e la valutazione dei magistrati più oggettiva.

SCHEDA 5- verde- Riforma del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM)

Si tratta del quesito sulla Riforma del CSM e l’elezione dei membri togati. Chiede all’elettore se vuole cancellare la norma che impone al magistrato di raccogliere da 25 a 50 firme per candidarsi al Consiglio Superiore della Magistratura. 

IL CSM è l’organo di autogoverno della magistratura, con lo scopo di mantenerla indipendente rispetto agli altri poteri dello Stato. È composto da 24 membri, eletti per un terzo dal Parlamento e per due terzi dai magistrati. Oggi, per candidarsi, è necessario presentare almeno 25 firme di altri magistrati a proprio sostegno.

Con l’abrogazione dell’obbligo della raccolta firme  si tornerebbe alla legge del 1958, che prevedeva che tutti i magistrati in servizio potessero proporsi come membri del Csm presentando semplicemente la propria candidatura.

Questo quesito potrebbe decadere se passasse la riforma Cartabia, di cui abbiamo parlato sopra, che prevede già l’abolizione di questa soglia di firme.

Vittoria SI o NO?

VOTO No o niente quorum– i magistrati dovranno continuare a raccogliere firme per potersi candidare al Consiglio superiore.

I sostenitori del“no” sostengono che la riforma sia poco rilevante e che le correnti politiche non sarebbere un sistema negativo in sé, bensì aggregazioni di persone che condividono ideali e principi comuni.

VOTO SI– Non sarà più necessario l’obbligo di trovare queste firme, ma basterà presentare la propria candidatura auonoma.

I sostenitori del “si” vedono i diversi orientamenti politici come effetti limitanti del processo decisionale. Inoltre, secondo loro, eliminando le firme, si eliminerebbe anche la lottizzazione delle nomine, cioè la spartizione delle cariche tra i diversi orientamenti politici.

Link per approfondire:

Riforma Cartabia- prima approvazione- spiegazione

La difesa del Popolo- Riforma Cartabia e referendum

Il Post- Referendum sulla Giustizia– Riforma Cartabia è legge

Il Post- Referendum spiegati – Quali quesiti si sovrappongono alla riforma della giustizia della ministra Cartabia?(ultimo paragrafo)

Normattiva It- Portale delle leggi- legge Severino (completa)

Altalex- testo unico sull’incandidabilità

Treccani- CSM-

Quirinale- CSM

Ministero dell’Interno- Referendum e amministrative (alcuni comuni)

Ministero dell’Interno- Amministrative

Il Reporter- Referendum 2022, la spiegazione: cosa si vota, quante schede, quali sono i quesiti

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