Eventi a Lipsia/ Ritratti di donne (in) note

Chiude il 19 gennaio la mostra dedicata a tre donne che hanno lungamente contribuito alla storia della musica a Lipsia. 

di Mavi Caporali

Di Anna Magdalena Wilcke non esistono immagini certe. Il suo volto, nella mostra al Bach Museum che si chiude il prossimo 19 gennaio, è rappresentato da una sagoma vuota posta tra i ritratti di Fanny Mendelssohn e Clara Schumann. Lei, cantante molto apprezzata nelle corti tedesche del ‘700, lascia della sua persona fisica solo una traccia: un ritratto a olio del pittore Antonio Cristofori, contenuto in una cornice dorata, da tempo perduto.

“Volevo confrontare la biografia di tre donne la cui vita attraversa due secoli di storia musicale”, spiega Kerstin Wiese, direttrice del museo e curatrice della mostra. “Ma non sempre troviamo elementi a sostegno di un racconto. La differenza di tecniche tra l’inizio del settecento, epoca in cui nasce Anna Magdalena, e la fine dell’Ottocento, quando muore Clara Schumann, si sente anche nella quantità di cose preservate”.

Ma si brilla anche per assenza. Per lei parlano in questa mostra i  borderò dei suoi concerti, il suo libro di musica, ma anche il quaderno dei conti familiari o gli spartiti di Johann Sebastian Bach che lei diligentemente ricopiava. “Non sono opere scritte da lei, come qualcuno azzarda”, spiega Kerstin Wiese. “Le cronache ci dicono che Anna Magdalena era un’ottima cantante. Non aveva però una preparazione come compositrice. Se avesse voluto o saputo scrivere musica, lo avrebbe fatto senza doversi celare dietro il nome di un maschio”. A lei nessuno le avrebbe detto che era femmina e non poteva.

I Wilcke erano una famiglia di musicisti, padre trombettista di corte, trombettisti il fratello, lo zio, il cognato. La madre, Marghareta Elisabeth Liebe, era figlia di un’organista. Lei, Anna Magdalena, aveva una carriera solida con la sua voce da soprano, era nota e apprezzata. Poi l’incontro con Johann Sebastian, il matrimonio, i figli (13, di cui solo la metà sopravvissuti fino a diventare adulti), la gestione di casa. Finché sono ancora a Köthen – alla corte dove si sono incontrati – Anna Magdalena prosegue l’attività di cantante. A Lipsia, dove si trasferiscono, alle donne non è permesso cantare in chiesa e non lo sarà fino alla fine del secolo: i concerti diventano abitudine riservata alle serate in casa, non più un lavoro. Aveva sostituito il canto con la composizione, scrivendo al posto del marito? “Fake news”, dice Kerstin Weise. “Non abbiamo elementi a sostegno di questa tesi. Capisco che possa essere affascinante, ma risulta errata”.

Ma la falsa traccia ci porta sulle orme di un’altra donna protagonista di questa mostra: è Fanny Mendelssohn, sorella di Felix, talento di compositrice che lotta per emergere, bloccato non dalle condizioni sociali dell’epoca – basti pensare a Clara Schumann, sua contemporanea, la terza delle protagoniste di questa mostra – ma dalla mentalità del padre. “Era un banchiere”, spiega Kerstin Wiese, “convinto che il ruolo delle donne non fosse nella sfera pubblica. La musica come professione andava bene per Felix, non per Fanny”. Lei ci prova, è brava, il padre le proibisce di esporsi pubblicamente.

“Non va sottovalutato, nella sua storia, il fatto che la famiglia Mendelssohn fosse ebrea. Questo comportava molti limiti, il desiderio anche di non uscire fuori dai canoni per non essere mal giudicati. Felix da bambino era stato aggredito per strada, la famiglia aveva pensato di trasferirsi in Francia. Non era facile già allora vivere da ebrei in Germania. In più, per la condizione economica dei Mendelssohn, era disdicevole che una donna guadagnasse soldi come musicista”. Fanny in parte si adegua alla consuetudine, in parte non vuole deludere la famiglia .“La musica per te deve essere un ornamento”, le dice il padre. Felix le viene in aiuto: talvolta, quando lei compone, lui firma. Un “inganno” iniziale: oggi non ci sono zone d’ombra tra quanto è suo e quanto del fratello.

Fanny è una donna che fatica per liberarsi dal ruolo nel quale la vuole il padre ma ha accanto a sé uomini che la appoggiano: soprattutto il marito – Wilhelm Hansel, sposato quando ha 24 anni – che le dice che è bravissima, la spinge a prendere in mano la propria vita, fare quel che le riesce bene, la esorta a pubblicare. Il fratello, con il quale ha lunghe conversazioni epistolari sulla musica, da giovane la osteggia e solo tardivamente la sosterrà. Lei cresce in mezzo alla musica. “Compone la sua prima opera a 14 anni, per il compleanno del padre”, racconta Wiese, “e l’ultima il giorno prima di morire”. Quattrocentocinquanta spartiti nascono dalla sua testa, centinaia di volte le mani sul piano.

È la parte di lei che è meno conosciuta. “Tutti ne parlano come pianista, come organizzatrice di incontri musicali. Io volevo mettere in luce il suo talento di compositrice”, spiega Wiese. Anche Fanny apparentemente mette da parte questo suo talento. Racconta, nelle lettere alla sorella Rebecca, le serate con gli amici, quei “Sonntagskonzerte” della tradizione familiare che lei mantiene. “Erano feste per piccoli gruppi di amici e in alcune occasioni con centinaia di invitati”, spiega ancora Wiese. “Per la famiglia Mendelssohn si trattava di un’opportunità per far conoscere le opere e il talento di Felix e talvolta anche Fanny si esibiva. Poi, andato via di casa Felix, i concerti si interrompono. Quando si sposa, Fanny riprende nella sua casa la tradizione di famiglia. I suoi Sonntagskonzerte sono molto noti, ospitano musicisti e compositori di tutta Europa. Lei si occupa del programma musicale, della scelta degli interpreti, delle opere”. Morirà mentre organizza l’ultimo, ad appena 41 anni. Dieci mesi prima aveva preso la decisione di pubblicare le sue opere, sfidando il padre.

È una sfida al padre anche quella di Clara Wieck, ma non per la musica. Il padre, se potesse, la farebbe solo suonare e comporre. Da quando è piccola le insegna il pianoforte, la spinge con orari anche massacranti, ore e ore di prove. “Le fa studiare tutto quello che occorre per una carriera, comprese le lingue straniere per potersi esibire all’estero”, dice Wiese. Il primo concerto di Clara al Gewandhaus di Lipsia è nell’ottobre del 1830. Lei ha appena 11 anni. A 16 si innamora di Robert Schumann, ma il padre non vuole, per la figlia ha programmato una lunga carriera che possa mostrare al mondo quale abile insegnante lui sia. Ci vogliono anni e la sentenza di un tribunale, che la esime dal consenso paterno, per sposarsi. È il 12 settembre 1840.

“È stato un amore complicato, di cui ci resta memoria nelle lettere e nei quaderni familiari”, racconta Kerstin Wiese. “Si sono scritti per anni e hanno continuato a farlo anche da sposati, annotando su un quaderno comune tutte le cose che avevano da dirsi. Banalità o cose profonde, tutto trovava spazio in questa corrispondenza giornaliera”. Il primo di quei quaderni fa parte dell’attuale mostra al Bach Museum. Il matrimonio dura 16 anni, la serenità forse un po’ meno. Clara, dopo sposata, continua a comporre ma suona meno, le manca lo spazio fisico. “Se lui componeva, lei non poteva nemmeno suonare”, continua ancora Wiese. “Due musicisti nella stessa casa, non grandissima, non era facile. Clara Schumann si adegua ma non è contenta, lo dice”.

Prosegue però la carriera di concertista, anche per ragioni economiche. Nei concerti mette ora il nome da sposata, ma sotto compare spesso il “geb. Wieck”, nata Wieck. “Lei era conosciuta, il suo nome era una garanzia di bravura. Naturale che non volesse perderlo. Era una donna forte, indipendente. È lei che si prende sempre cura di tutto”.  Quando finalmente si trasferiscono Clara ritrova il suo spazio ma poco dopo Robert si ammala, viene ricoverato. Si scrivono, come hanno fatto per anni. Lei viaggia all’estero, è sempre più apprezzata. Quando lui muore, lei ha solo 36 anni. Riprende le fila di tutto, ricomincia da capo, accompagna il secolo fino alla fine.

Cosa: Anna Magdalena Bach – Fanny Hensel – Clara Schumann. Drei Künstlerinnen im Blick

Dove: Bach Museum, Thomaskirchhof 15/16 – 04109 Leipzig

Quando: fino al 19 gennaio 2020. Il 10 gennaio alle 15 si terrà una visita guidata alla mostra.

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